La Nasa ha ristabilito il contatto con Voyager 2, la navicella da 43 anni nello spazio

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Una potentissima antenna radio, chiamata Deep Space Station 43 (DSC43), larga 70 metri e di base a Canberra, in Australia, ha ristabilito i contatti con il veicolo umano che ha raggiunto la maggiore distanza dalla Terra, al di fuori del nostro sistema solare. E’ Voyager 2, la celebre navicella della Nasa.

Il 29 ottobre, gli operatori della missione hanno inviato una serie di comandi al veicolo spaziale Voyager 2 per la prima volta da metà marzo, da quando l’antenna era ferma a causa di interventi al suo hardware. In questi mesi, la navicella si è spostata in solitaria, senza inviarci alcuna comunicazione ma nei giorni scorsi è tornata a comunicare con noi, restituendo un segnale alla DSC43 e confermando di aver ricevuto la “chiamata” ed eseguito i comandi senza problemi.

La chiamata a Voyager 2 è stata una prova del nuovo hardware recentemente installato sulla Deep Space Station 43, l’unica parabola al mondo in grado di inviare comandi alla Voyager 2. Situata a Canberra, in Australia, fa parte del Deep Space Network (DSN) della NASA , una raccolta di antenne radio in tutto il mondo utilizzate principalmente per comunicare con veicoli spaziali che operano oltre la Luna. Da quando l’antenna è andata offline, gli operatori della missione sono stati in grado di ricevere aggiornamenti sulla salute e dati scientifici da Voyager 2, ma non sono stati in grado di inviare comandi alla sonda, che ha viaggiato per miliardi di km  dalla Terra dal suo lancio, nel 1977.

Gli ingegneri hanno anche aggiornato le apparecchiature di riscaldamento e raffreddamento, quelle di alimentazione e altri componenti elettronici.

“Ciò che rende unico questo compito è che stiamo lavorando a tutti i livelli dell’antenna, dal piedistallo a livello del suolo fino al centro della parabola”, ha detto Brad Arnold, il responsabile del progetto DSN presso il Jet Propulsion Lab della NASA. “Questa comunicazione di prova con Voyager 2 ci dice sicuramente che le cose sono in linea con il lavoro che stiamo facendo”.

Il Deep Space Network è costituito da 3 antenne radio distribuite in tutto il mondo, da Canberra a Goldstone, in California, fino a Madrid. Il posizionamento delle tre strutture assicura che quasi tutti i veicoli spaziali possano comunicare con almeno una di esse in qualsiasi momento. Voyager 2 però faceva eccezione. Essa oggi si trova a 18,8 miliardi di chilometri dalla Terra ed era così a sud da non essere “visibile” dalle antenne radio nell’emisfero settentrionale. Ma DSS43 è l’unica parabola nell’emisfero australe che ha un trasmettitore abbastanza potente e capace di trasmettere la giusta frequenza per inviare comandi alla lontana astronave.

Le antenne radio di Canberra possono essere utilizzate insieme per catturare i segnali che il veicolo invia alla Terra. La sonda sta inviando dati scientifici dallo spazio interstellare o dalla regione al di fuori dell’eliosfera del nostro Sole, la bolla protettiva di particelle e campi magnetici creata dalla nosrra stella e che circonda i pianeti e la fascia di Kuipe, formata da piccoli corpi ghiacciati oltre l’orbita di Nettuno.

“L’antenna DSS43 è un sistema altamente specializzato; ci sono solo altre due antenne simili nel mondo, quindi avere l’antenna spenta per un anno non è una situazione ideale per Voyager o per molte altre missioni della NASA”, ha aggiunto Philip Baldwin, responsabile delle operazioni per il programma SCaN ( Space Communications and Navigation ) della NASA. “L’agenzia ha deciso di condurre questi aggiornamenti per garantire che l’antenna possa continuare a essere utilizzata per le missioni attuali e future”.

Buone notizie dunque, l’intrepida e mai stanca Voyager 2 sta continuando il suo lungo viaggio al di fuori del sistema solare portando un pezzo di “noi” nell’universo.

Fonti di riferimento: Nasa

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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