Scoperto dove si nasconde la materia mancante dell’Universo: (quasi) risolto uno dei misteri del cosmo?

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Dopo 30 anni, forse, sappiamo dove si nasconde la materia mancante dell’Universo: è nel plasma intergalattico, tra stelle e galassie del nostro immenso cosmo. Ne sono convinti i ricercatori della Curtin University (Australia). Siamo dunque molto vicini alla soluzione di uno dei più grandi misteri del cosmo.

Le misurazioni sul Big Bang, compiute ormai oltre 20 anni fa, sostengono che l’Universo abbia circa il 5% di materia “vera” (tecnicamente barionica, cioè composta di protoni e neutroni), ma circa la metà non era mai stata trovata negli esperimenti.

Da non confondere con la materia oscura, cosiddetta perché non emette radiazione elettromagnetica, quella come la intendiamo anche qui sulla Terra non era stata del tutto rintracciata, e per decenni gli astronomi non capivano se era un problema sperimentale o se invece il modello di previsione avesse sbagliato i calcoli.

“Sappiamo dalle misurazioni del Big Bang quanta materia c’era all’inizio dell’Universo – spiega Jean-Pierre Macquart, che ha guidato lo studio – Ma quando abbiamo guardato in quello attuale, non siamo riusciti a trovare la metà di ciò che doveva essere lì. Era un po’ imbarazzante”.

Dove era dunque il problema?

“Lo spazio intergalattico è molto ampio – continua il ricercatore – La materia mancante equivaleva a uno o due atomi in una stanza delle dimensioni di un ufficio medio, quindi era molto difficile rilevarla utilizzando tecniche e telescopi tradizionali”.

Ed è per questo che i ricercatori hanno usato i lampi radio veloci (Fast Radio Burst), potenti esplosioni di radiazioni elettromagnetiche che durano non più di qualche millisecondo ma che possono generare energia pari a quella di oltre 500 milioni di soli. Possono essere rivelate dai radiotelescopi ma la loro origine rappresenta, complessivamente, un altro mistero.

Tuttavia a gennaio di quest’anno un gruppo di ricerca guidato dal Joint Institute for VLBI ERIC (Paesi Bassi) aveva rintracciato l’origine di uno questi segnali (in particolare una sequenza rapida), una galassia a spirale molto simile alla nostra Via Lattea, chiamata SDSS J015800.28 + 654253 (ricerca pubblicata su Nature).

La conoscenza di questo fenomeno sta dunque aumentando, ed è forse (anche) per questo che arriva ora questa straordinaria scoperta.

“Ora siamo stati in grado di misurare la distanza tra i singoli lampi radio veloci di una sequenza, tanto da determinare la densità dell’Universo – continua Macquart – Avevamo bisogno solo di sei lampi per trovare la materia mancante”.

Ma il telescopio usato, l’ASKAP del Murchison Radio-astronomy Observatory, nell’Australia occidentale, ne ha trovati molti di più, offrendo agli astronomi la possibilità di studiare la struttura precedentemente invisibile dell’Universo.

Non è comunque tutto chiarito. La ricerca, pubblicata anch’essa su Nature, ha dimostrato che questa materia esiste e ne ha misurato la quantità, ma gli astronomi non sono ancora in grado di dire come è distribuita.

Ma promettono di andare avanti e di fare il possibile per costruire l’intero puzzle.

Fonti riferimento: Curtin University / Nature maggio 2020 / Nature gennaio 2020

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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