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I laghi sotterranei di Marte potrebbero essere di argilla, non d’acqua. Gli studi che smentiscono la scoperta

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Al Polo Sud di Marte c’è una rete di laghi sotterranei salati. Ma potrebbero essere fatti di argilla, non d’acqua, come per anni hanno sperato gli scienziati. Tre studi pubblicati tra metà giugno e metà luglio mettono in serio dubbio la scoperta data ormai per certa.

La storia inizia nel 2018 quando un team di ricerca tutto italiano, formato dagli scienziati di Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), Università degli studi Roma Tre, Università degli studi D’Annunzio, La Sapienza di Roma e CNR annunciano che sotto i ghiacci presenti al Polo Sud di Marte c’è acqua liquida.

L’indagine viene condotta tramite MARSIS, un radar sounder, strumento in grado di penetrare nel terreno marziano fino a 4 o 5 km di profondità che da circa 12 anni sondava le calotte polari del Pianeta Rosso in cerca di tracce d’acqua.

Ma non finisce qui: nel 2020 un team internazionale che include anche la nostra Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e il nostro CNR annuncia che non è un unico lago quello scoperto due anni prima, ma una rete di laghi salati intrappolati sotto il ghiaccio del Polo Sud.

Abbiamo preso in prestito una metodologia comunemente utilizzata con i radar sottosuperficiali  terrestri per rilevare la presenza di laghi subglaciali in Antartide, Canada e Groenlandia, e abbiamo applicato tale metodologia all’analisi di dati MARSIS vecchi e nuovi –  spiegava Sebastian Lauro, che guidava la ricerca – L’interpretazione che spiega meglio tutti i dati disponibili è che le riflessioni ad alta intensità sono causate da estese pozze di acqua liquida.

Dopo un anno di studi però, la comunità scientifica mette in dubbio queste scoperte, che potevano davvero aprire porte incredibili sul passato e sul presente del celeberrimo Pianeta Rosso, dove da tempi immemori l’uomo cerca la vita.

Poco tempo dopo l’annuncio del 2020, infatti, circa 80 scienziati “marziani” si sono incontrati per l’International Conference on Mars Polar Science and Exploration a Ushuaia, un villaggio sul mare all’estremità meridionale dell’Argentina e hanno analizzato le immagini usate per dimostrare l’esistenza dei laghi salati.

E l’ipotesi dell’argilla invece dell’acqua sembrava più realistica. Infatti secondo un gruppo di loro molti dei segnali indicati come prove di acqua liquida provenivano da zone troppo fredde perché l’acqua rimanesse liquida, anche se salata (il lavoro è stato poi pubblicato su Geophysical Research Letters).

marte laghi sotterranei di argilla

©NASA/JPL-Caltech/University of Arizona/JHU

Due altri team di scienziati hanno quindi analizzato i segnali radar per determinare se qualcos’altro potesse produrli. Uno dei due gruppi, in particolare, ha condotto uno studio teorico suggerendo diversi possibili materiali plausibili, tra cui argille, minerali contenenti metalli e ghiaccio salino (anche questo lavoro è stato pubblicato su Geophysical Research Letters).

Quindi l’altro team, sapendo che un gruppo di argille chiamate smectite era presente su Marte, ne ha misurato le proprietà in un laboratorio, mettendo alcuni campioni in un cilindro progettato per misurare come i segnali radar avrebbero interagito con essi, e cospargendoli poi di azoto liquido in modo da ricreare le condizioni estreme di Marte. I ricercatori hanno così scoperto che la loro risposta corrispondeva quasi perfettamente alle osservazioni del radar MARSIS (e pubblicato i risultati ancora una volta su Geophysical Research Letters).

marte laghi sotterranei di argilla

©ESA/NASA/JPL-Caltech

Non c’è modo di confermare quali siano i segnali radar luminosi senza atterrare al polo sud di Marte e scavare attraverso miglia di ghiaccio, purtroppo. Ma secondo gli scienziati che hanno condotto le indagini più recenti queste sono spiegazioni plausibili più logiche dell’acqua liquida.

Nella scienza planetaria spesso ci avviciniamo alla verità – spiega  Jeffrey Plaut del Jet Propulsion Laboratory della Nasa – Il documento originale non dimostrava che fosse acqua, e questi nuovi documenti non dimostrano che non lo fosse. Ma cerchiamo di restringere il più possibile le possibilità per raggiungere il consenso.

Mai dare nulla per scontato.

Fonti di riferimento: Nasa / Geophysical Research Letters 16 giugno 2021 / Geophysical Research Letters 28 giugno 2021 / Geophysical Research Letters 15 luglio 2021

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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