Trovato su un meteorite il diamante extraterrestre più grande finora conosciuto

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È stato trovato su un meteorite, purissimo e delle dimensioni di un decimo di millimetro: è il più grande diamante extraterrestre finora conosciuto ed è stato scovato insieme ad altri molto più piccoli. L’eccezionale scoperta è opera di una collaborazione internazionale coordinata dalla nostra Università di Padova.

Un decimo di millimetro può sembrare poco, ma parliamo di un diamante purissimo e di una scoperta avvenuta su un meteorite, l’urelite. E non solo: parliamo anche di un ritrovamento multiplo, con il diamante “principe” circondato di diamanti nanometrici, grafite nanometrica, leghe ferro-nickel, carburi di ferro e fosforo. Associazione che, secondo gli scienziati, permette di avvalorare l’origine “da shock” dei diamanti extraterrestri.

Il titolo del lavoro è proprio questo infatti: ‘Impact shock origin of diamonds in ureilite meteorites’ ovvero ‘Origine da impatto shock dei diamanti sui meteoriti di urelite’, avvalorando proprio questa ipotesi.

diamante urelite origine da shock

©Proceedings of the National Academy of Sciences

Gli scienziati hanno esaminato in particolare tre frammenti di speciali meteoriti  chiamate ureliti contenenti diamanti, di cui uno da quella denominata NWA 7983 e due dalla cosiddetta Almahata Sitta.

Quest’ultima era già stata studiata in precedenza, tra il 2015 e il 2018, scoprendo all’interno “grandi” diamanti extraterrestri della dimensione di circa 0.04 millimetri (meno della metà di quello ritrovato ora). E i ricercatori avevano iniziato a formulare teorie sulla loro origine.

Chimicamente il diamante è carbonio puro, come lo sono materiali ben più a buon mercato, come il carbone e la grafite. La differenza è nella struttura fisica, che nel diamante vede gli atomi di carbonio posti in “cellette” iperprecise, mentre negli altri casi una disposizione causale (struttura amorfa) o comunque non cristallizzata.

Questo rende il diamante raro e quindi preziosissimo, date le condizioni fisiche estreme e quindi difficilmente verificate che sono necessarie alla sua formazione, prima tra tutte una pressione altissima (non a caso i diamanti del nostro pianeta si trovano in profondità).

Le ipotesi formulate sui diamanti scovati nell’urelite all’epoca dei primi ritrovamenti furono differenti: c’è chi sosteneva la possibilità che questi si fossero generati alla “Terra-maniera”, quindi direttamente nelle profondità di un pianeta della grandezza di Marte o Mercurio poi andato distrutto.

Una seconda teoria proponeva, invece, la trasformazione della grafite in diamante per effetto di un grande impatto da shock subito dai corpi planetari progenitori delle meteoriti piovute sulla Terra: l’ammasso stellare, con la grafite al suo interno, avrebbe in pratica subito un grande urto e generato direttamente il diamante a causa del forte aumento di pressione e temperatura.

diamante urelite origine da shock

©Proceedings of the National Academy of Sciences

La scoperta guidata dall’Università di Padova avvalorerebbe quest’ultima: spiegano i ricercatori che un ruolo fondamentale, in questo processo, assume il ferro metallico, che è stato ritrovato insieme ai diamanti. In laboratorio è infatti possibile sintetizzare diamante direttamente da grafite e la sintesi risulta più veloce se viene aggiunto anche ferro metallico che svolge il ruolo di un vero catalizzatore.

Il fatto che il ferro metallico sia onnipresente e associato alle fasi di carbonio nelle ureliti spiega, secondo gli scienziati, la formazione di grandi diamanti dalla grafite originale a causa di uno shock, escludendo in questo modo l’ipotesi di un corpo genitore delle dimensioni di Marte o Mercurio.

Un tassello in più molto importante si aggiunge ora alla conoscenza dell’Universo e della materia cosmica che ci circonda e di cui siamo fatti.

Il lavoro è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.

Fonti di riferimento: Università di Padova / Proceedings of the National Academy of Sciences

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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