Come deviare un asteroide per salvare la Terra: dalla fantascienza alla realtà

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Asteroidi in collisione con la Terra? Fortunatamente questa è una rara eventualità, ma può succedere (ed è successo): per questo un gruppo di ricerca del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha determinato come si potrebbe deviarne uno potenzialmente minaccioso. Con l’obiettivo di salvare la Terra.

Gli annunci di possibili collisioni sono relativamente frequenti: a titolo di esempio recente, a novembre 2018 la Nasa aveva lanciato un’allerta asteroidi secondo la quale da allora a 5 anni 3 di loro potevano sfiorarci pericolosamente e a giugno 2019 uno è effettivamente esploso nei cieli del mar dei Caraibi, a contatto con la nostra atmosfera.

Nulla di realmente disastroso è veramente accaduto in tempi recenti, ma i ricercatori del MIT hanno ritenuto non fosse mai troppa la prudenza. Per questo hanno sviluppato un metodo di potenziale salvezza, che tiene conto della massa e dello slancio di un asteroide, la sua vicinanza a zone in cui la nostra gravità potrebbe deviarne la traiettoria rendendo più probabile la collisione, e il tempo che resterebbe per difenderci.

La metodologia è stata quindi applicata a due asteroidi reali, Apophis, ritenuto inizialmente pericoloso (con allarme poi rientrato) e Bennu, target di una missione della Nasa che mira a portare ed analizzare campioni del materiale di superficie nel 2023.

E, stando a quanto riferito dagli scienziati, questa potrebbe essere usata per progettare la configurazione ottimale di una missione pensata proprio per deviare un asteroide vicino alla Terra e potenzialmente pericoloso.

Ma nulla era stato fatto prima?

“In precedenza si erano considerate prevalentemente strategie di deviazione dell’ultimo minuto, quando l’asteroide ha già attraversato le zone di gravità pericolose e si sta dirigendo in collisione con la Terra – spiega Sung Wook Paek, autore principale dello studio – Noi siamo interessati a prevenire il passaggio in quelle zone prima dell’impatto”.

Tra l’altro, tra questi metodi “di urgenza” si annovera uno presentato dalla Nasa nel 2007 secondo cui il più efficace consisterebbe nell’inviare una bomba nucleare nello spazio, ma tale strumento rimane ancora molto controverso nella comunità scientifica. O in alternativa inviare un veicolo ad hoc con l’obiettivo di deviarne la traiettoria. Ma la precisione risulta essenziale, onde evitare l’impatto che a quel punto sarebbe praticamente certo.

Per questo meglio intervenire prima che il corpo celeste attraversi le zone pericolose, dove la gravità terrestre attirerebbe l’oggetto verso di noi. E inviare sì missioni di deviazione, ma prima che un eventuale errore potrebbe risultare fatale.

Le simulazioni effettuate, comunque, garantiscono i ricercatori, sono tali da rendere tali errori molto improbabili, in considerazione dell’enorme quantità di variabili che stavolta sono state prese in considerazione.

Meglio prevenire che curare.

Lo studio è stato pubblicato su Acta Astronautica.

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Fonti di riferimento: MIT News / Acta Astronautica

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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