©Shutterstock/Martina Badini

L’asteroide Apophis sta per sorvolare la Terra per l’ultima volta, prima del volo ravvicinato del 2029

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Da anni sta facendo molto parlare di sé. Gli occhi dei telescopi e degli scienziati di tutto il mondo sono puntati sull‘asteroide Apophis che sembra abbia una possibilità, anche se piccola, di colpire la Terra nel 2029 e nel 2068. Tra conferme e smentite, sabato 6 marzo questa roccia spaziale verrà a farci visita e sarà l’ultima volta prima del volo ravvicinato previsto per il 2029.

Apophis, noto anche conl nome 99942, volerà vicino alla Terra questa settimana e in particolare sabato quando si troverà alla distanza di 0,11 unità astronomiche. Ciò significa che passerà a 16 milioni di chilometri dal nostro pianeta, circa 40 volte più lontano della Luna. Nonostante questi numeri enormi, sarà abbastanza vicino da poter essere visto usando i telescopi.

Quella di sabato sarà un’occasione unica per ammirare questa roccia spaziale, anche in vista del volo “ravvicinato” del 2029. Ecco perché gli astronomi di tutto il mondo attendono con ansia il 6 marzo , quando avranno la possibilità di osservare da vicino e per l’ultima volta l’asteroide che ha destato tanto scalpore.

Chi è Apophis e cosa accadrà nel 2029 e nel 2068

Si tratta di un asteroide che periodicamente viene a farci visita. Le sue dimensioni sono relativamente grandi (quasi 400 metri di diametro). Nel 2004 ha iniziato a farl parlare di sé quando alcune osservazioni hanno suggerito che avrebbe potuto colpire la Terra nel 2029. Un rischio che è stato poi minimizzato.

Le osservazioni di Apophis del 2021 dovrebbero migliorare ulteriormente la nostra conoscenza della forma e della rotazione di questo corpo celeste e aiuteranno a ridurre le incertezze relative all’orbita della roccia spaziale causate dalla cosiddetta accelerazione di Yarkovsky. In alcuni casi, infatti, tale accelerazione – un cambiamento nella velocità e nella direzione di un oggetto nello spazio – può aiutare a evitare una collisione. In ogni caso, altri calcoli precedenti (realizzati nel 2016) hanno escluso la probabilità di un impatto nel 2068. La possibilità di un impatto è stato stimata come irrisoria pari a 1 su 150.000 probabilità di impatto.

Le osservazioni più recenti, discusse per la prima volta nell’ottobre 2020 e aggiornate di nuovo all’inizio del 2021, mostrano il rischio ancora in diminuzione.

“A novembre 2020, nuove osservazioni hanno mostrato prove dell’effetto Yarkovsky e la deriva risultante ha ridotto le probabilità di impatto a 1 su 380000. Vale la pena notare che questa probabilità di impatto estremamente ridotta è molto probabilmente destinata a ridursi a zero, mentre saranno disponibili nuovi dati” si legge sul Virtual Telescope.

Il Goldstone Deep Space Communications Complex della NASA in California ha inserito l’asteroide nel suo programma di osservazione dal 3 marzo 2021 e continuerà a monitorarlo fino al 14 marzo. Anche i ricercatori del Green Bank Telescope in West Virginia hanno iniziato a osservare Apophis il 3 marzo. Green Bank sta coordinando le osservazioni con Goldstone perché l’uso di questi due telescopi insieme consentirà di ottenere immagini più nitide.

Dopo il passaggio del 6 marzo 2021, dovremo aspettare fino a venerdì 13 aprile 2029 quando Apophis si avvicinerà così tanto da essere visibile a occhio nudo, cosa che non accade quasi mai con gli asteroidi. Secondo la NASA , Apophis diventerà visibile prima nell’emisfero meridionale e sembrerà un puntino di luce che si muove attraverso l’Australia. Poi, quando raggiungerà il punto più vicino alla Terra sarà sull’Oceano Atlantico. In quel momento si troverà a soli 37mila km da noi (la luna è distante 384mila, per dare un’idea).

L’ultima occasione per ammirarlo, prima della prossima visita.

Fonti di riferimento: Università delle HawaiiVirtual Telescope, EarthSky, Cneos, Spacereference, 

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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