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Uno spettacolo mozzafiato, che ci ha permesso di osservare un fenomeno astronomico molto raro, a cui potremo assistere nuovamente solo tra 105 anni, nel 2117. Venere ha mantenuto le promesse ed il suo transito sul disco del Sole è stato non solo un evento emozionante per appassionati e curiosi, ma anche un'occasione fondamentale per astronomi e astrofisici, che durante il passaggio hanno potuto raccogliere informazioni preziose per studiare il pianeta e la sua particolare atmosfera.

Nelle prime ore dell'alba, erano circa le 05.30 del mattino, in Italia si poteva osservare, anche ad occhio nudo (con le apposite protezioni), un piccolo puntino nero, grande quanto un neo, che passava davanti al sole. Erano gli ultimi due contatti del passaggio di Venere sul disco solare. Ma da Los Angeles a Calcutta, passando per Tokyo, sono state centinaia di migliaia le persone che hanno trascorso parte della loro giornata con il naso all'insù. Chi non aveva gli obbiettivi adatti, ha utilizzato spesse pellicole o vetri oscurati per guardare il Sole senza arrecare danni alla vista. Oppure, ha proiettato il fenomeno su una superficie chiara, tramite un gioco di specchi.

C'è anche chi si è comodamente collegato da casa ai siti che seguivano l'evento in streaming. Come quello del progetto europeo Gloria, GLObal Robotic telescopes Intelligent Array for e-Science, finanziato dal Settimo Programma Quadro con l'obiettivo di dar vita a una sorta di astronomia 2.0. Per offrire al pubblico globale una copertura completa dell'evento, sono state infatti organizzate tre spedizioni osservative in alcuni fra i luoghi più favorevoli per seguire per intero il fenomeno. Grazie a telescopi solari robotizzati, gli astronomi hanno così trasmesso, a partire dalla mezzanotte, le immagini dell'intero transito visto da Cairns (Australia), da Sapporo (Giappone) e da Tromso (Norvegia).

Il transito di Venere, oltre a essere uno spettacolo che la grande maggioranza di noi non avrà mai più occasione di rivedere, ha dato la possibilità di raccogliere informazioni preziose per studiarne l'atmosfera e collaudare le tecniche utilizzate nello studio dei pianeti extrasolari. "La tecnica dell'osservazione del transito permette non solo di individuare nuovi pianeti extrasolari ma anche di studiarne la composizione. Ecco allora che poter assistere al transito di Venere ci permette di verificare questa tecnica da vicino, all'interno del nostro Sistema solare, offrendoci così l'opportunità di un test straordinario", spiega Giuseppe Piccioni, ricercatore presso l'Inaf-Iaps di Roma.

Per chi si fosse perso lo spettacolo, ecco alcuni video:

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