lovejoy

La cometa Lovejoy ha lasciato tutti a bocca aperta. Il suo passaggio ravvicinato col Sole, secondo gli esperti di tutto il mondo, avrebbe dovuto lasciare di lei solo qualche nuvola luminosa fatta di polveri e gas, ma il corpo celeste è passato quasi indenne nei paraggi del Sole, ad una distanza di “soli” 140mila chilometri.

Il suo passaggio era atteso già da qualche settimana, e la sua scoperta è stata annunciata proprio il giorno in cui la sonda SOHO (Solar & Heliospheric Observatory) gestita in collaborazione dalla Nasa e dell'Esa, ha compiuto 16 anni di onorata carriera.

Così, il 2 dicembre la cometa C/2011 W3, battezzata poi Lovejoy per il nome del suo scopritore, l'australiano Terry Lovejoy che ha al suo attivo altre due scoperte simili, è stata ufficialmente “presentata”, ma la sua scoperta risale a qualche giorno prima, al 27 novembre, quando l'astronomo australiano ne osservò per la prima volta il percorso, scoprendo che andava diretta verso il Sole.

Secondo quanto avevano annunciato qualche giorno fa gli esperti della Nasa, la cometa era una sorta di kamikaze del cielo, e a detta di molti, non sarebbe sopravvissuta al calore della nostra stella, sciogliendosi all'istante e regalando un insolito spettaccolo di luci. Ma così non è stato, e Lovejoy, dopo essere passata a 140mila km dal Sole, è nuovamente sbucata dalla corona solare, forse un po' alleggerita ma ancora tutta intera. Il video ha fatto il giro del mondo.

Ma Lovejoy ha fatto parlare di sé anche per un altro fatto. La cometa è stata individuata da terra, grazie ad un telescopio terrestre, ed è una straordinaria eccezione visto che ormai le potenzialità degli strumenti in orbita garantiscono un'osservazione capillare del cielo, o almeno della porzione che sono in grado di tenere sotto controllo. L'ultima volta che una cometa era stata avvistata da terra prima ancora che dagli strumenti in orbita era il lontano 1970.

La cometa fa parte del gruppo delle Kreutz, che avrebbero avuto origine dalla frammentazione di un’originaria cometa più grande, quando per la prima volta essa attraversò la parte più interna del sistema solare. Si tratta delle cosiddette comete "sungrazer", che passando vicino al Sole, solitamente, si disintegrano.

Per questa volta, Lovejoy ce l'ha fatta, ma tra 314 anni, tornerà ad avvicinerà al Sole. Forse troppo. E allora, la breve distanza che intercorrerà tra lei e la nostra stella non le darà scampo. E il Sole potrà vendicarsi sciogliendola come un gelato all'equatore.

Francesca Mancuso

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