Marte: segnali di vita, almeno del passato. Il rover Curiosity della Nasa ha trovato molecole organiche in rocce sedimentarie di tre miliardi di anni vicino alla superficie, e ha dimostrato come il metano contenuto nella sua atmosfera subisca variazioni stagionali.

Oggi la superficie di Marte è decisamente inospitale. La sua atmosfera, infatti, molto sottile, è composta prevalentemente di anidride carbonica (95,3%), contenente anche azoto (2,7%), argon (1,6%) e acqua (0,03%), ma l’ossigeno è appena lo 0,15%, quindi l’aria non è respirabile dagli esseri umani.

E anche sulle temperature non ci siamo molto. Queste infatti variano da -14°C durante l’estate a -120 in inverno, con una media di -40. Non sarebbero forse terribili, ma in queste condizioni l’acqua, pur presente, è solo sotto forma di ghiaccio.

Eppure i dati di Curiosity rivelano che miliardi di anni fa un lago d’acqua all’interno del cratere marziano Gale conteneva tutti gli ingredienti necessari per la vita, compresi i componenti chimici e le fonti di energia. Molecole organiche “terrestri”, che contengono carbonio e idrogeno e possono contenere anche ossigeno e azoto e in alcuni casi zolfo. Per ora sono stati identificati tiofeni, benzene, toluene e piccole catene di carbonio, come il propano o il butene.

“Con queste nuove scoperte, Mars ci sta dicendo di continuare il percorso e continuare a cercare prove di vita - spiega Thomas Zurbuchen, che sta seguendo la missione presso la sede della Nasa a Washington - Sono fiducioso che le nostre missioni in corso e quelle programmate in futuro effettueranno sempre più scoperte mozzafiato sul Pianeta Rosso”.

È giusto comunque sottolineare che le molecole organiche non necessariamente sono legate alla vita, perché possono essere prodotte anche da processi non biologici. “Curiosity non ha determinato la fonte delle molecole organiche” ha precisato a questo proposito Jen Eigenbrode del Goddard Space Flight Center della Nasa a Greenbelt, nel Maryland, autore principale del lavoro.

Comunque la scoperta non perde di fascino e di importanza scientifica: infatti sia che le molecole abbiano rivelato il record di vita antica, sia che esistessero in assenza di vita, la materia organica nei materiali marziani contiene indizi chimici sulle condizioni e sui processi planetari.

Cosa decisamente non da poco.

Inoltre è noto che la superficie marziana è esposta alle radiazioni dello spazio, visto che la sua atmosfera è molto sottile, e che queste tendono a distruggere la materia organica, spiegano gli autori.

“Trovare molecole organiche antiche nei primi cinque centimetri di roccia formatasi quando Marte era potenzialmente abitabile – continua Eigenbrode – ci fa ben sperare che le missioni future con perforazioni più profonde possano aiutarci ad apprendere la storia di questi composti chimici”.

Ma non finisce qui: gli scienziati hanno infatti scoperto anche variazioni stagionali del metano nell’atmosfera marziana nel corso di quasi tre anni di Marte, che corrispondo a circa sei anni terrestri. Questo potrebbe essere stato generato da reazioni chimiche tra acqua e roccia, ma non si può escludere la possibilità di origini biologiche.

Non sappiamo ancora con certezza se c’è stata vita su Marte, sappiamo che non c’è ora e non possiamo prevedere se ci sarà in futuro. Ma sappiamo che le origini del nostro Pianeta sono legate a quelle del Sistema Solare e di tutto l’Universo. Come sulla Terra, nello spazio nulla è “indipendente” dal resto e per questo va difeso.

Le scoperte sono state pubblicate su Science.

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Roberta De Carolis

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