©Project Circleg

Trasformare rifiuti di plastica in protesi innovative e low-cost, la start-up che dona speranza a chi non poteva permettersele

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

I giovani progettisti industriali Fabian e Simon hanno fondato una startup di impatto sociale a basso impatto ambientale per donare speranza a chi finora, per ragioni economiche, una protesi non poteva permettersela.

Secondo l’OMS, nel mondo solo 1 persona su 10 ha accesso a dispositivi di assistenza appropriati. Ad incidere sono principalmente i costi elevati e la mancanza di conoscenze. Senza accesso a tali strumenti, molte persone bisognose sono confinate nelle loro case, prive di autonomia e lontane dall’inclusione, aumentando così l’impatto della disabilità. (LEGGI anche: Questi bambini del Madagascar ripuliscono le spiagge dalla plastica e salvano le tartarughe marine)

protesi con plastica riciclata per persone svantaggiate

©Progetto Circleg

Come risposta a questo problema, per rimuovere gli ostacoli sociali ed economici e permettere a queste persone di andare avanti senza paure, è nato Project Circleg, una startup sostenibile e socialmente responsabile che crea protesi degli arti inferiori di alta qualità a basso costo realizzate con rifiuti di plastica riciclata raccolti e lavorati in Kenya.

La visione olistica di Project Circleg

squadra Project Circleg

©Progetto Circleg

Già nei banchi dell’università, Fabian Engel e Simon Oschwald, progettisti industriali e fondatori della startup svizzera, interessati da sempre al social design, avevano chiaro che qualunque cosa avessero fatto, avrebbe dovuto avere un impatto positivo sulla vita delle persone. Parole confermate nella loro tesi di laurea, il primo seme di Project Circleg.

Con un approccio olistico – in cui si intrecciano il benessere delle persone, la lotta alla plastica e creare posti di lavoro nei paesi meno sviluppati – hanno condiviso il progetto coinvolgendo non solo gli specialisti, ma in primis le persone stesse che hanno bisogno di una protesi a causa di un incidente, di una scarsa assistenza medica o di un conflitto armato.

Ciò che ci ha ispirato, e ci ispira ancora oggi, è vedere come possiamo usare le nostre competenze per avere un impatto positivo sulle persone e sull’ambiente. Un’altra fonte di ispirazione sono i vari scambi con persone interessanti e organizzazioni innovative, nonché l’esposizione a culture, prospettive e luoghi diversi”, ci confessa Simon.

L’obiettivo principale dell’azienda è rendere le protesi accessibili a tutti in modo da consentire alle persone di gioire della libertà di muoversi, di generare valori sociali e ambientali e di celebrare la diversità in tutte le forme e colori.

Abbiamo chiesto ai giovani progettisti cosa avremmo potuto fare per aiutarli, e la loro risposta ci ha confermato come il fine del progetto vada ben oltre il fattore economico, a mandarli avanti infatti sono l’amore e la voglia di costruire una società migliore:

La cosa più semplice che tutti possono fare è condividere la nostra storia. Più persone conoscono le sfide della cura protesica e i problemi che molti amputati stanno affrontando nella loro vita, più consapevolezza viene creata e più prospereremo verso una società inclusiva”, ci spiegano rimarcando il fatto di come siano sempre aperti e alla ricerca di nuovi partner.

Riciclare la plastica per creare un prodotto significativo e accessibile, generando posti di lavoro e benessere nella società. Fabian e Simon con la loro visione fertile e generosa hanno saputo fondere la green economy e l’impatto sociale. Se volete unirvi a loro e sostenere il Project Circleg cliccate qui.

Seguici su Telegram Instagram Facebook TikTok Youtube

LEGGI anche:

 

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Comunicatrice sociale specializzata in giornalismo ambientale e terzo settore, un master in Comunicazione Ambientale e uno in Innovazione Sociale. In greenMe ha trovato il suo habitat ideale.
Seguici su Instagram
Seguici su Facebook