Le stoviglie in bambù e canna da zucchero, resistenti e che si decompongono in soli 60 giorni

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Un gruppo di scienziati della Northeastern University di Boston ha progettato un set di stoviglie “green” realizzate con il bambù e gli scarti della canna da zucchero. Pratiche, funzionali ed economiche potrebbero diventare un’ottima alternativa alla plastica usa e getta.

Considerato che il nostro pianeta è invaso dai rifiuti di plastica e che l’utilizzo di questo materiale è sempre più insostenibile, sono in tanti a cercare e sperimentare delle valide alternative. A differenza della plastica tradizionale, che richiede centinaia di anni per degradarsi, l’invenzione di questo team di ricercatori si compone di un materiale non tossico ed ecologico che impiega solo 60 giorni per decomporsi completamente.

Il nuovo set di stoviglie, opera del team guidato da Hongli Julie Zhu della Northeastern University e presentato in un articolo apparso sulla rivista Matter, è realizzato in bambù insieme ad uno dei più grandi prodotti di scarto dell’industria alimentare: la bagassa, nota anche come polpa di canna da zucchero.

“È difficile vietare alle persone di utilizzare contenitori monouso perché sono economici e convenienti. Ma credo che una delle buone soluzioni sia utilizzare materiali più sostenibili,  materiali biodegradabili per realizzare questi contenitori monouso” ha dichiarato Hongli Julie Zhu.

Ed era proprio questo l’obiettivo della ricerca. Avvolgendo insieme fibre di bambù lunghe e sottili con fibre di bagassa corte e spesse così da formare una rete fitta, il team è riuscito a modellare diversi tipi di contenitori che sono abbastanza resistenti da contenere liquidi come fa la plastica ma in maniera decisamente più sostenibile. Questi infatti iniziano a decomporsi dopo essere stati nel terreno per 30-45 giorni e perdono completamente la loro forma dopo due mesi.

stoviglie bambu biodegradabili

@ Matter

@ Ruby Wallau/Northeastern University

Per aumentare la resistenza all’olio e all’acqua delle stoviglie, garantendone anche la robustezza da bagnate, i ricercatori hanno aggiunto ai materiali anche l’alchil chetene dimero (AKD), una sostanza chimica ecologica ampiamente utilizzata nell’industria. Con l’aggiunta di questo ingrediente, le nuove stoviglie hanno superato i contenitori commerciali biodegradabili per alimenti, come altre stoviglie a base di bagassa e cartoni per uova, in termini di resistenza meccanica, resistenza ai grassi e non tossicità.

Le stoviglie così realizzate hanno anche un altro vantaggio: il processo di produzione  emette il 97% in meno di CO2 rispetto ai contenitori di plastica disponibili in commercio e il 65% in meno di CO2 rispetto ai prodotti in carta e plastica biodegradabile.

Il prossimo passo per il team è rendere il processo di produzione più efficiente dal punto di vista energetico in modo da ridurre ulteriormente i costi così da poter competere in tutto e per tutto con la plastica.

Fonti:  Matter

Leggi anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
ABenergie

Gas Green: quando il tuo gas compensa la C02 piantando alberi in Italia e nel mondo

ABenergie

Cosa fai dentro casa per risparmiare energia?

ABenergie

Quando la tua tariffa di luce e gas ti fa risparmiare e pianta gli alberi

Schär

Sei celiaco? Da Schär un test di prima autovalutazione dei sintomi da fare in pochi click

ABenergie

Smart working: come scegliere il tuo gestore di energia ora che lavori da casa

Cristalfarma
NaturaleBio
Seguici su Instagram
seguici su Facebook