Scorie nucleari: il Parlamento Europeo vuole vietarne le esportazioni verso paesi terzi

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Annosa questione quella delle scorie nucleari, il cui smaltimento è oggetto di discussione da decenni. Sono ben 7.000 metri cubi le scorie prodotte ogni anno dalle 143 centrali europee, molti dei quali vengono spesso “impacchettati e spediti” in altri Paesi, dove non sempre il loro smaltimento avviene in sicurezza e alla luce del sole. Oggi il nucleare subisce un altro colpo basso e le sue scorie finiscono nel mirino del Parlamento europeo, che ha votato una proposta di direttiva per vietare le esportazioni di scorie nucleari verso Paesi terzi.

In base alla proposta, ogni Stato membro dovrebbe, infatti, “elaborare politiche e programmi per garantire che il combustibile esaurito e le scorie radioattive siano trattati e smaltiti in modo sicuro”.

Con il loro voto in Plenaria gli europarlamentari hanno scelto di non appoggiare la proposta della commissione per l’energia, che avrebbe autorizzato i Paesi Europei a esportare le scorie in un altro Stato solo tramite un accordo bilaterale, respingendo l’emendamento con 311 voti favorevoli, 328 voti contrari e 7 astensioni.

Il Parlamento Europeo ha anche sostenuto la proposta del gruppo S&D di consentire l’esportazione delle scorie solo per il riciclaggio e solo a condizione che siano in seguito reimportate nell’UE. I Verdi hanno, invece, suggerito di autorizzare l’export solo all’interno dell’UE e solo se in piccole quantità, mentre il gruppo GUE/ALE ha chiesto di vietare in toto le esportazioni, anche all’interno dell’Unione Europea.

Romana Jordan Cizelj, sostenitore della risoluzione, ha manifestato la propria soddisfazione: “il Parlamento europeo ha più volte chiesto una direttiva sul trattamento delle scorie radioattive e del combustibile esaurito e gli eventi di Fukushima hanno dimostrato che avevamo ragione a farlo. Crediamo in questa direttiva e vogliamo che sia più forte e più chiara”.

Ma grandi novità arriveranno anche sul fronte del seppellimento a grandi profondità , indicato dalla Commissione come “opzione più sicura”: il Parlamento ha sostenuto l’idea di intensificare la ricerca di alternative. Evidentemente non si trattava poi di una scelta tanto sicura…

Insomma, non siamo di fronte ad una soluzione finale, ma certamente le decisioni del Parlamento rappresentano un bel passo in avanti in materia di sicurezza. Ma anche un bel problema per tutte quelle società che avevano individuato nell’export delle scorie una soluzione al loro smaltimento, come Areva ed Edf che spediscono gran parte dei combustibuli nucleari esausti francesi in Russia.

Ci si chiede come faranno e quali soluzioni adoteranno dal momento che nessun cittadino europeo vuole avere una pattumiera radioattiva vicino casa. Le stoccheranno, forse, sotto il cuscino di Veronesi

Roberta Ragni

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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