Sacchetti bio: arriva il sì del Ministero. Si potranno portare da casa (ma solo se nuovi e monouso)

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Sacchetti biodegradabili per l’acquisto di frutta a verdura. Dopo mesi di attesa è finalmente arrivato il via libera definitivo da parte del Ministero della salute che tramite una circolare esplicativa ha chiarito le nuove disposizioni.

Sì, potremo andare al supemercato, acquistare frutta, verdura, pesce e pane e utilizzare i sacchetti biodegradabili, portandoli da casa, senza obbligatoriamente acquistarli in negozio. La saga sembra essere finalmente finita con la Circolare del 27 aprile 2018 del Ministero della Salute. Ma non è tutto oro quello che luccica.

Secondo quanto previsto dalla Legge n.123 del 3 agosto 2017, dal 1° gennaio 2018, anche i sacchi leggeri e ultraleggeri con spessore inferiore a 15 micron, usati per il trasporto di merci e prodotti sfusi o come imballaggio primario in gastronomia, macelleria, pescheria, ortofrutta e panetteria, sarebbero stati biodegradabili e a pagamento. Decisione ampiamente criticata dai consumatori, che non hanno gradito questa ulteriore spesa, anche se di pochi centesimi.

Il Consiglio di Stato tramite parere su richiesta del Ministero della salute, aveva però stabilito che si possono portare i sacchetti da casa, senza doverli obbligatoriamente comprare. Per rendere effettiva la decisione, occorreva però la circolare del Ministero. Finalmente la circolare è arrivata ed ecco cosa prevede.

Sarà possibile portare con se “in luogo delle borse ultraleggere messe a disposizione, a pagamento, nell’esercizio commerciale, contenitori alternativi alle buste in plastica, comunque idonei a contenere alimenti quali frutta e verdura, autonomamente reperiti dal consumatore” ma “solo se comunque idonei a preservare l’integrità della merce e rispondenti alle caratteristiche di legge”.

Fin qui nulla di strano. Tenendo conto del parere del Consiglio di Stato, i sacchetti dovranno essere “monouso (non riutilizzabili), nuovi (non utilizzati in precedenza), integri, acquistati al di fuori degli esercizi commerciali, conformi alla normativa sui materiali a contatto con gli alimenti e aventi le caratteristiche ‘ambientali’”.

Dovranno essere anche compostabili ossia biodegradabili in 3 mesi. Viene dunque a mancare la possibilità di riutilizzare un sacchetto, visto che secondo quanto previsto, le buste dovranno essere nuove e monouso. Inoltre, dovranno essere integre, cosa davvero difficile visto che essendo molto sottili tendono a rompersi.

I negozi dal canto loro dovranno vigilare e potranno verificare l’idoneità e la conformità alla legge dei sacchetti, vietando all’occorrenza l’utilizzo di quelli non considerati conformi.

Altro nodo riguarda la tara delle bilance visto che quelle del reparto ortofrutta “sono tarate in modo da sottrarre dal peso di frutta e verdura la tara del sacchetto messo a disposizione del cliente“. Peso che va dai 4 ai 6 grammi. L’utilizzo di altri sacchetti potrebbe dunque creare dei problemi, per questo “si reputa opportuno acquisire l’avviso del Ministero dello Sviluppo economico”, precisa il Ministero della salute.

GreenMe ha dichiarato guerra agli imballaggi inutili

Attraverso la campagna social #svestilafrutta, greenMe punta a sensibilizzare l’opinione pubblica e la grande distribuzione a ridurre l’abuso degli imballaggi in plastica. Per partecipare basta scattare una foto ogni volta che ci si trova davanti a un prodotto imballato in maniera assurda e senza senso (un mandarino, una banana, una zucchina etc..). Dopo aver scattato la foto, basta caricarla sui social Facebook, Twitter, Instagram usando l’hashtag #svestilafrutta, taggando @greenMe_it e inserendo anche il nome del supermercato dove si trova la confezione.

svesti la frutta

Sui sacchetti biodegradabili a pagamento, leggi anche:

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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