Plastic Bank: quando la plastica diventa moneta di scambio e smaltirla fa guadagnare

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La plastica come moneta di scambio per pagare beni e servizi. Ad Haiti nelle Filippine, in Brasile, in Etiopia e nel Corno d’Africa, tutto ciò succede da tempo, grazie a Plastic Bank, un progetto che fa bene all’ambiente e crea economia.

Se la plastica non può essere eliminata del tutto, allora si pensa a soluzioni per trasformarla in una risorsa con un obiettivo molto semplice, quello di salvare l’ambiente dall’inquinamento e da quella catastrofica previsione degli scienziati che spiegano che continuando così, nel 2050 in mare ci sarà più plastica che pesci.

Già ora, gli oceani contengono oltre 165 milioni di tonnellate di plastica, per cui, se entro il 2025 non verranno attuate strategie efficaci contro l’inquinamento marino, gli oceani conterranno 1,1 tonnellate di plastica ogni 3 tonnellate di pesce fino ad arrivare al sorpasso della plastica sui pesci.

Che cos’è Plastic Bank e come funziona

Il progetto Plastic Bank nasce nel 2013 grazie a David Katz e Shaun Frankson che insieme hanno deciso di allestire dei centri di raccolta di plastica nelle zone più povere del paese dove esistono delle vere e proprie discariche a cielo aperto. Con questi centri viene garantita la conversione degli scarti in moneta comune che può essere poi utilizzata per pagare corsi di formazione, ma anche beni e servizi.

La conversione dei rifiuti basata su un tasso di cambio di 40 centesimi di dollari al chilo, può avvenire direttamente nei centri o essere ordinata a catalogo.

“La nostra missione è di fermare la plastica nell’oceano, sensibilizzando un miliardo di persone a monetizzare i rifiuti e migliorare l’ambiente”, scrivono sul sito web.

Il sistema, senza scendere nel dettaglio è sorretto da un’applicazione bancaria. Concentriamoci, invece, sui dati. Secondo l’University of Georgia, l’University of California a Santa Barbara e la Sea Education Association, in 60 anni sono stati prodotti 8 miliardi e 300 milioni di tonnellate di plastica di cui 6,3 miliardi sono diventati uno scarto (il 79% è però finito nell’ambiente).

Con questo sistema la plastica che viene portata ai centri può quindi trasformarsi in denaro contanti o nella fornitura di beni e servizi, parlando così di Social Plastic proprio per il forte impatto sociale oltre che ambientale.

Paesi come Etiopia, Haiti hanno un altissimo tasso di povertà, questo progetto crea un’economia circolare e occupazione. A breve nuovi negozi apriranno anche in Indonesia, a cominciare da Bali. Le prossime tappe di espansione del progetto includono anche Messico e Sudafrica.

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Dominella Trunfio

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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