Mascherine chirurgiche, studio italiano rivela che rilasciano in mare ben 173mila microfibre al giorno

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L’inquinamento prodotto dalle mascherine usa e getta è ancora più grave di quanto ipotizzato finora. Un nuovo studio tutto italiano, condotto dall’Università Milano Bicocca, ha rivelato che una mascherina chirurgica rilascia nell’ambiente marino fino a 173mila microfibre al giorno.

Un problema nato nell’ultimo anno a causa della pandemia ma ormai diventato capillare, con conseguenze disastrose per l’ambiente. Sapevamo già che le mascherine usa e getta, i dispositivi di protezione più utilizzati da quando è in atto la pandemia da Covid-19, rilasciano migliaia di fibre microscopiche. Quello che non sapevamo era la quantità di sostanze disperse nell’ambiente marino.   

Il nuovo studio ha cercato di capire cosa accade nelle fibre di polipropilene presenti nei tre strati delle mascherine chirurgiche per la prima volta ha letteralmete dato i numeri relativi alla quantità di microplastiche rilasciate. La ricerca, condotta da un team di chimici del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra dell’Università di Milano-Bicocca ha simulato ciò che avviene nell’ambiente. 

mascherine microfibre

@Environmental Advances

Cosa accade quando una mascherina abbandonata inizia a degradarsi?

Sottoposte agli agenti atmosferici e alla radiazione solare, le mascherine usa e getta impiegano diverse settimane prima che il materiale giunga al mare, dove è poi sottoposto a stress meccanici prolungati indotti dal moto ondoso. È qui che avviene il maggior rilascio di microfibre. Usando tecniche di microscopia elettronica e microspettroscopia infrarossa, gli scienziati hanno stimato che una singola mascherina chirurgica esposta alla luce UV-A per 180 ore rilascia centinaia di migliaia di particelle del diametro di poche decine di micron.

mascherine microfibre

@Environmental Advances

Quali sono gli effetti sugli organismi marini?

Gli effetti di queste microfibre sugli organismi marini sono ancora da determinare. Per questo, è in corso una collaborazione con i ricercatori del MaRHE center, il centro di ricerca e alta formazione dell’Ateneo alle Maldive. Così come accade con le microplastiche prodotte dalla degradazione dei materiali utilizzati per il confezionamento di alimenti o durante il lavaggio di tessuti sintetici in lavatrice, anche le microfibre possono produrre effetti simili sulla fauna marina, dall’ostruzione in seguito ad ingestione fino a effetti tossicologici legati alla presenza di contaminanti chimici e biologici. 

“Speriamo che questo nostro lavoro possa sensibilizzare verso un corretto conferimento delle mascherine a fine utilizzo e promuovere l’implementazione di tecnologie più sostenibili”, hanno commentato Francesco Saliu e Marina Lasagni,  ricercatore e docente del dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della terra di Milano-Bicocca.      

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Environmental Advances.

La ricerca conferma quanto aveva scoperto proprio di recente un altro studio condotto dall’Università di Swansea, secondo cui le mascherine usa e getta rilasciano microplastiche e metalli pesanti. In particolare, i ricercatori inglesi hanno trovato anche tracce di metalli pesanti pericolosi come il piombo (fino a 6,79 µg/L), il cadmio (fino a 1,92 µg / L), l’antimonio (fino a 393 µg/L) e il rame (fino a 4,17 µg/L).

Un motivo in più per scegliere di usare le mascherine di stoffa, che secondo recentissimi studi sono efficaci allo stesso modo

Fonti di riferimento: Università di Milano Bicocca, Environmental Advances

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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