L’isola di plastica nel Pacifico è il doppio degli Stati Uniti

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Qualcuno la chiama la Great Pacific Garbage Patch, altri Pacific Trash Vortex, ma a prescindere dal nome, l’enorme isola di rifiuti di plastica che galleggia nell’Oceano Pacifico, indicata anche tra i , continua a crescere inarrestata, affermandosi, di fatto come la più grande discarica del Pianeta.

Le decine di milioni di tonnellate di rifiuti che galleggiano tra le coste del Giappone e quelle degli Stati Uniti, aumentano sempre di più e hanno raggiunto livelli definiti “davvero allarmanti” e, stando agli oceanografici ha raggiunto un’estensione “quasi doppia rispetto a quella degli Stati Uniti”.

E dentro quest’isola che, per via delle particolari correnti convoglia a sé la spazzatura dell’oceano pacifico, è possibile trovare di tutto dai sacchetti di plastica a palloni da calcio, dai mattoncini lego a scarpe, borse e milioni di bottiglie e lattine. Oggetti che inquinano il mare e che, stando agli esperti, proverrebbe per un quinto dai rifiuti di navi e piattaforme petrolifere.

Come spiega lo scienziato Marcus Eriksen al Fatto Quotidiano, la Garbage Island non è visibile dal satellite in quanto sarebbe collocata appena al di sotto della superficie marina, fino a 10 metri di profondità. Venne scoperta alla fine degli anni ’80 dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) e si divide in due blocchi: : “Uno a circa 500 miglia marine dalle coste californiane, ed uno al largo di quelle giapponesi connessi dalle correnti che ruotano in senso orario attorno ad essi”.

E in questo mare di spazzatura è possibile ritrovare anche materiali risalenti agli anni ’50. Ciò dipende dal fatto che le materie plastiche non essendo del tutto biodegradabili, pur disintegrandosi in pezzi piccolissimi nel corso del tempo, non si eliminano completamente e i polimeri che le compongono finiscono per arrivare nella catena alimentare, scambiati per plancton e magiati dalla fauna marina.

Ma quanta plastica c’è esattamente nel Trash Vortex? Secondo l’Unep già nel 2006 ogni miglio quadrato di oceano conteneva 46mila pezzi di plastica galleggiante, arrivata oggi a oltre 100 milioni di tonnellate e, stando a quanto descritto da Charles Moore, a cui si deve l’attenzione mediatica sul fenomeno “questa massa galleggiante potrebbe raddoppiare le sue dimensioni entro il prossimo decennio”.

Una delle cause individuate proprio da Moore sarebbero i sacchetti di plastica che in Italia, per la prima volta all’avanguardia ed esempio per tutte le altre Nazioni, sono stati vietati. E se c’è già chi ipotizza di costruirci sopra un vero e proprio nuovo mondo, un’isola di plastica da abitare, rimane il fatto che sul fronte della bonifica di quest’area, è proprio il caso di dire, siamo ancora in alto mare.

Simona Falasca

 

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Direttore responsabile ed editoriale di greenMe. Ha una laurea in Scienze della comunicazione e un'esperienza pluriennale negli uffici stampa. In greenMe ha trovato il modo di dare sfogo alla sua "natura" più vera.
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