“L’inquinamento da plastica è un problema di giustizia sociale”: tanto per cambiare, colpisce i più indifesi

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Così si può morire (anche di fame e di sete) per l’inquinamento da plastica. Un nuovo report rivela che l’inquinamento dovuto a materiali plastici colpisce con maggiore intensità e in maniera sproporzionata le comunità più povere, vulnerabili, minoritarie ed emarginate del pianeta

L’inquinamento da plastica non contribuisce solo alla crisi ecologica globale, ma è anche e soprattutto una questione di giustizia ambientale e sociale. Per affrontare realmente il problema, sarebbe opportuno riflettere sulla necessità di tutelare e difendere i diritti umani fondamentali e, in particolare, di garantire la dignità e la stabilità di tutti gli esseri, viventi e non viventi, della Terra. 

Il report Neglected: Environmental Justice Impacts of Plastic Pollution, pubblicato lo scorso 24 marzo dall’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) e da Azul, organizzazione no-profit impegnata nel supporto alle comunità residenti in prossimità di ecosistemi costieri ed oceanici, rileva che l’inquinamento dovuto a materiali plastici colpisce con maggiore intensità e in maniera sproporzionata le comunità più povere, vulnerabili, minoritarie ed emarginate del pianeta, privando uomini, donne e bambini dei loro diritti umani essenziali (in primis quello alla salute e ad un ambiente salubre) e approfondendo le disuguaglianze socio-economiche globali.

Come osservato dagli autori del documento, l’inquinamento causato dalla plastica impedisce il pieno raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dall’ONU nell’ambito dell’Agenda 2030. Secondo l’ONU, l’uso della plastica avrebbe ormai raggiunto livelli preoccupanti, aggravati dalla pandemia mondiale di COVID-19. L’inquinamento ambientale, pertanto, entra a pieno titolo nella cd. “triade emergenziale”, costituita anche da crisi climatica e perdita di biodiversità. 

Plastica: inquinamento e ingiustizie

Marce Gutiérrez-Graudiņš, co-autore del documento, fondatore e direttore esecutivo di Azul, ritiene che gli sforzi messi in campo dagli attori politici ed economici mondiali, finora limitatisi alla mera gestione e alla diminuzione dei livelli di inquinamento da plastica, sono tuttavia insufficienti a far fronte alla totalità dei problemi che la plastica concorre a creare; si pensi ai suoi molteplici effetti negativi sulle comunità più marginalizzate del mondo, schiacciate dal peso di un inquinamento che inizia dalla fase di produzione e termina con la trasformazione in rifiuto della plastica.

La plastica, ottenuta dal petrolio, si fonda sull’estrazione petrolifera, che ha delocalizzato e privato di simboliche terre ancestrali centinaia di comunità indigene mondiali. Il fracking, ad esempio, inquina le fonti idriche e le raffinerie di petrolio mettono a rischio la sopravvivenza e la salute delle comunità locali. 

Un altro problema legato alla plastica ha a che fare con la disuguaglianza di genere: infatti, le tossine contenute della plastica si trovano molto frequentemente in prodotti di uso domestico e/o rivolti al pubblico delle consumatrici.

Ovviamente, quando la plastica viene smaltita in maniera illegale o impropria, essa distrugge gli ecosistemi marini, privando di fonti di sostentamento essenziali pescatori e altri individui che sopravvivono grazie alla pesca. Se i prodotti ittici contengono microplastiche, la salute di coloro che li consumano è messa a rischio. Senza dimenticare i gravi problemi di salute a cui vanno incontro i più poveri e disperati, cioè quelli che si guadagnano da vivere raccogliendo rifiuti, esponendosi quotidianamente alle tossine emesse dalla plastica.

Un mondo senza plastica

Di fonte ai suddetti problemi, come affrontare l’annosa questione? Il report, in estrema sintesi, consiglia di: (1) svolgere ulteriori studi sull’impatto della plastica dal punto di vista igienico-sanitario; (2) migliorare le tecniche di monitoraggio dei rifiuti di plastica; (3) introdurre un divieto universale all’uso della plastica monouso; e (4) aumentare gli investimenti in materia di gestione, riciclo e riuso della plastica.

Sul piano della cooperazione internazionale, sarebbe auspicabile giungere alla firma di un trattato internazionale in materia di inquinamento e produzione di plastica, allo scopo di bandire una volta per tutte la plastica. In ognbi caso, il punto di partenza per un simile trattato dovrebbe essere porre l’accento sulla questione dei diritti ambientali e sociali, cercando di realizzare concretamente i principi di giustizia ed equità.

Fonti: Azul/PRNewswire/UNEP/News UN

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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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