La plastica prodotta dagli imballaggi di Amazon potrebbe avvolgere fino a 500 volte l’intero Pianeta

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Quanto incide Amazon sull’inquinamento da plastica del nostro Pianeta? Decisamente troppo. Per farsi un’idea degli imballaggi di plastica prodotti dal colosso dell’e-commerce basta immaginare un gigantesco rotolo di “pluriball”, conosciuto anche come “millebolle”, avvolto intorno alla Terra. E non una volta, ma almeno 500.  È questa la stima dell’associazione ambientalista Oceana, che ha recentemente pubblicato un report relativo all’inquinamento generato dagli imballaggi Amazon.

Secondo la più grande organizzazione internazionale impegnata nella tutela degli oceani, lo scorso anno la multinazionale avrebbe prodotto ben 210.000 tonnellate di rifiuti di plastica derivanti dagli imballaggi non smaltiti delle sue merci. E si tratta di una cifra allarmante se si considera che lo studio non tiene conto delle vendite relative al 2020, anno in cui – complice la pandemia globale di Covid-19 – si è registrato un boom di vendite online che ha portato ad un ulteriore arricchimento per la società di Jeff Bezos.

“La quantità di rifiuti di plastica generata dall’azienda è sbalorditiva e cresce a un ritmo spaventoso” – sottolinea Matt Littlejohn, Senior Vice President di Oceana. – “Il nostro studio ha scoperto che gli imballaggi in plastica e i rifiuti generati dai pacchi di Amazon sono per lo più destinati non al riciclaggio, ma alla discarica, all’inceneritore o all’ambiente, inclusi, sfortunatamente, i nostri corsi d’acqua e il mare, dove la plastica può danneggiare la vita marina. È tempo che Amazon ascolti i suoi clienti che, secondo recenti sondaggi, vogliono alternative plastic-free e si impegnano concretamente per ridurre l’impatto della plastica “.

Secondo i dati di Oceana, i rifiuti di plastica generati da Amazon si stanno riversando nei fiumi, mari e oceani del mondo. È come se durante il 2019 fosse stato scaricato un furgone pieno di plastica nei corsi d’acqua ogni 70 minuti.

La plastica è una delle principali fonti di inquinamento e sta distruggendo gli ecosistemi di mari e oceani. Come ribadito anche da Oceana, studi recenti hanno stimato che il 90% di tutti gli uccelli marini e oltre la metà delle tartarughe marine hanno ingerito plastica, scambiandola per cibo. Un altro dato ancor più preoccupante è che l’88% degli animali che hanno mangiato plastica o sono rimasti impigliati nei rifiuti appartengono a specie in via d’estinzione. (LEGGI anche: Gli uccelli stanno mangiando centinaia di pezzetti di plastica ogni giorno, secondo nuovi studi)

La replica di Amazon ai numeri forniti da Oceana

Il rapporto di Oceana, relativo al 2019, rivela che nella maggior parte dei casi il tipo di plastica utilizzato per gli imballaggi da Amazon non viene effettivamente riciclato. Ma alla pubblicazione del report da parte dell’associazione ambientalista è seguita la risposta del colosso di Jeff Bezos, che ha tentato di smentire i numeri del report. In una mail indirizzata al sito The Verge, Amazon ha dichiarato infatti di impegnarsi a ridurre la produzione di plastica e di aver utilizzato un quarto degli imballaggi stimati da Oceana, che corrispondono comunque a oltre 52 milioni di chili di plastica.

Oceana ha quindi ribattuto confermando le cifre del suo rapporto, accusando Amazon di poca trasparenza sul reale uso della plastica da parte e sottolineando che “anche se il numero esiguo rivendicato dalla società per l’impronta degli imballaggi in plastica fosse vero, sarebbe comunque un’enorme quantità di rifiuti di plastica, abbastanza da girare un film di millebolle intorno alla Terra più di cento volte, fatto che potrebbe causare problemi molto grandi per la salute degli oceani”.

In effetti, nonostante l’azienda di Bezos si stia impegnando a utilizzare più imballaggi flessibili, quindi meno inquinanti, non ha ancora condiviso dati chiari suo impegno relativo all’uso di plastica totale, né tramite un portavoce né nel suo più recente rapporto sulla sostenibilità pubblicato a settembre.

E a chiedere ad Amazon un maggiore impegno contro l’inquinamento non sono soltanto le associazioni ambientaliste come Oceana, ma innanzitutto i clienti di tutto il mondo. In Paesi come gli Stati Uniti, il Canada e il Regno Unito, ad esempio, l’87% delle persone desidera che Amazon e altri rivenditori online adottino imballaggi plastic-free.

Fonte: Oceana/The Verge

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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