Verso l’economia circolare: pubblicato in Gazzetta il primo dei nuovi quattro provvedimenti che rivoluzioneranno il riciclo dei rifiuti

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Non proprio economia circolare ma un passo avanti: ieri 11 settembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il primo dei quattro provvedimenti che puntano a riformare il riciclo dei rifiuti. E altri tre sono in via di pubblicazione, tutti ratificati dal Parlamento lo scorso 3 settembre.

La storia parte nell’Unione Europea, quando la Commissione discute e infine approva ‘L’anello mancante’, un ambizioso pacchetto di misure che mirano a favorire l’adozione di modelli di economia circolare negli Stati Membri. Era il 2 dicembre 2015 ed era solo l’inizio.

Il 30 maggio 2018, infatti, l’Ue approva anche dei provvedimenti specifici sul riciclo (direttiva Ue 2018/851), modificando la normativa di ben 10 anni prima, e chiama tutti gli Stati Membri a recepire la direttiva.

Il testo inizia in modo emblematico e per certi versi rivoluzionario:

“La gestione dei rifiuti nell’Unione dovrebbe essere migliorata e trasformata in una gestione sostenibile dei materiali per salvaguardare, tutelare e migliorare la qualità dell’ambiente, proteggere la salute umana, garantire un utilizzo accorto, efficiente e razionale delle risorse naturali, promuovere i principi dell’economia circolare, intensificare l’uso delle energie rinnovabili, incrementare l’efficienza energetica, ridurre la dipendenza dell’Unione dalle risorse importate, fornire nuove opportunità economiche e contribuire alla competitività nel lungo termine”.

Il riciclo dei rifiuti, come sottolineava il pacchetto del 2015, è quindi, finalmente, solo un anello della catena.

Al fine di creare un’autentica economia circolare, è necessario adottare misure aggiuntive sulla produzione e il consumo sostenibili, concentrandosi sull’intero ciclo di vita dei prodotti in modo da preservare le risorse e fungere da «anello mancante» – si legge di seguito – L’uso più efficiente delle risorse garantirebbe anche un considerevole risparmio netto alle imprese, alle autorità pubbliche e ai consumatori dell’Unione, riducendo nel contempo le emissioni totali annue dei gas a effetto serra”.

L’economia circolare dunque non è solo un dovere ambientale ma un’opportunità economica che non possiamo farci sfuggire.

Oggi l’Italia inizia ad adeguarsi sul serio, approvando i decreti attuativi, rifiuti e imballaggi (pubblicato oggi in Gazzetta), pile e accumulatori e Raee, veicoli a fine vita, discariche (questi approvati lo scorso 3 settembre e in attesa di pubblicazione ufficiale).

Nello specifico, il nostro Paese si impegna a rendere obbligatoria la raccolta differenziata dei rifiuti organici a partire dal 2023, a raggiungere entro il 2025 il 55% di riciclo dei rifiuti urbani, nel 2030 a ottenere complessivamente il 70% del riciclo dei soli imballaggi, ed entro il 2035 a limitare il tetto massimo dei conferimenti in discarica al 10%.

È chiaro che economia circolare è ben altro: è un modello economico radicalmente differente, che punta a progettare i prodotti già “pronti per il riciclo”, ma anche per la riparazione ed eventualmente il riutilizzo.

E su questo l’Ue ha già aggiornato il pacchetto del 2015, pubblicando lo scorso 11 marzo il ‘Nuovo piano di azione per l’economia circolare’ che, oltre a ribadire questi concetti, individua anche le filiere più strategiche da cui la rivoluzione dovrebbe iniziare (elettronica, batterie, imballaggi, plastiche, tessile, costruzione ed edilizia, cibo-acqua e nutrienti).

Ci auguriamo che tutto questo non resti però sulla carta.

Il provvedimento pubblicato entrerà in vigore il prossimo 26 settembre.

Fonti di riferimento: Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana /  L’anello mancante/Commissione Europea / Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea  / Nuovo piano di azione per l’economia circolare/Commissione Europea

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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