Sai dove gettare la mascherina per non inquinare?

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Mascherine di tutti i tipi e guanti come se piovesse. Se c’era bisogno di un altro aspetto negativo che l’emergenza del coronavirus si trascina con sé, quello è l’ammasso di rifiuti generati da presidi sanitari veri o presunti. Ognuno indossa, per quel poco che gli è concesso di uscire, un paio di guanti e uno schermo per naso e bocca. Al di là della loro utilità, c’è da chiedersi anche come questi oggetti vadano smaltiti una volta usati.

Senza smentirci di una virgola, siamo capaci anche di sbarazzarcene gettandoli per strada quando non ci servono più. Fanno parte dell’arredo urbano anche quelli, ormai, tra le carte stracce e le cicche di sigaretta, e il mare già comincia a soffrirne un accumulo scriteriato

Eppure, come raccomandato dal ministero della Salute, in linea generale se non si hanno sintomi o l’obbligo di quarantena, si deve continuare a fare la raccolta differenziata come sempre (con l’accortezza però di smaltire i fazzoletti di carta nella raccolta indifferenziata invece che nell’umido).

Come e dove gettare le mascherine?

La mascherina, insieme alle altre misure di protezione, deve essere utilizzata in contesti in cui ci potrebbe essere un’elevata circolazione del virus. Resta obbligatoria nei luoghi chiusi e dove le distanze di sicurezza non possono essere rispettate.

Le differenze tra i diversi tipi di mascherine e come smaltirle:

I più utilizzano le semplici mascherine utilizzate in alcuni settori a scopo igienico, come nell’industria alimentare o nella ristorazione. Non servono a proteggere le vie respiratorie, al più ad evitare che si lancino involontariamente goccioline di saliva (o una buona parte).

Le mascherine chirurgiche sono dispositivi di protezione individuale pensati per ridurre i rischi di infezione tra i sanitari. Sono utili perché proteggono da schizzi e secrezioni grossolane, ma non è detto proteggano dall’aerosol infetto di una persona contagiata. Devono poi essere sostituite dopo qualche ora.

Infine, ci sono le maschere dotate di filtri, l’unico dispositivo in grado di dare una protezione più o meno adeguata anche dai virus. L’efficacia filtrante viene indicata con sigle FF da P1 a P3. Le FFP2 e P3, che hanno un’efficacia filtrante rispettivamente del 92% e del 98%. Ma, anche in questo caso, dopo qualche ora il filtro si esaurisce e devono essere sostituite anch’esse.

In tutti i casi, e tranne nel caso in cui si abbiano delle mascherine lavabili, questi prodotti devono essere gettati via ogni volta dopo l’uso nella raccolta dei rifiuti indifferenziati.

Come e dove gettare i guanti?

La prima risposta è: dipende dal tipo di guanti. Prima di capire dove gettarli, infatti, è importante conoscere i diversi tipi di guanti usa e getta che ora abbiamo disponibili sul mercato.

I guanti in lattice: sono un prodotto biodegradabile che garantisce un alto livello di sensibilità, elasticità e impermeabilità. Queste caratteristiche le rendono simili alla plastica, ma in realtà il lattice è un prodotto naturale, ottenuto dall’incisione della corteccia degli alberi della gomma. Alla fine del loro utilizzo, quindi, i guanti in lattice devono essere smaltiti nella indifferenziata.

I guanti in nitrile: non è possibile smaltirli con un processo di riciclaggio specifico, per cui anch’essi vanno nel cestino della indifferenziata. Il nitrile è una gomma sintetica elastica, dotata di resistenza meccanica e chimica, sensibilità ed ergonomia. Si tratta di caratteristiche che rendono questo materiale ideale per chi manipola alimenti o ha necessità di massima protezione lavorando a contatto con sostanze chimiche e/o fluidi corporei. Il nitrile è prodotto a partire da un composto organico e, data la sua natura, non può essere destinato al riciclo e quindi a una parziale o totale riutilizzazione.

I guanti in vinile: sono in polivinilcloruro (PVC), ma anch’essi vanno dritto nella raccolta indifferenziata. Questi guanti professionali hanno una sensibilità e una resistenza minore rispetto a quelli in nitrile ma l’aggiunta dei plasticizzanti li rende malleabili, modellabili, morbidi ed elastici.

 

Fonte: ISS

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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