Deposito nucleare, sindaci e associazioni in rivolta. Levata di scudi contro la lista dei siti idonei

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Poche ore fa è stata resa nota la lista dei luoghi che ospiteranno il deposito nucleare italiano di rifiuti radioattivi. Dopo 6 anni di attese, sono stati svelati i 67 siti candidati a ospitare il deposito che nessuno vorrebbe. Ma quali sono i timori? E quali i pericoli?

Il 30 dicembre scorso è arrivato il nulla osta ministeriale insieme a quello per il Progetto preliminare, che dato il via alla fase di consultazione pubblica e di conseguenza anche alla pubblicazione della lista dei 67 siti italiani su cui entro il 2025 sorgeranno sia il Deposito Nazionale che il Parco Tecnologico. A dettare i criteri, nel 2014, è stata l’Ispra ma non tutti sono soddisfatti e non mancano i timori, soprattutto legati alla scelta di un unico sito su cui sorgerà il deposito.

I timori sulla scelta di un unico sito

E’ Greenpeace a sollevare dei dubbi, spiegando di non condividere la strategia scelta dall’Italia

” basata sull’unica ipotesi di dotarsi di un solo Deposito Nazionale che ospiti a lungo termine i rifiuti di bassa attività e, “temporaneamente”, i rifiuti di media ed alta attività”.

Un unico deposito nazionale potrebbe avere una serie di implicazioni, secondo l’associazione, altre ad essere l’unico caso al mondo di gestione combinata dei rifiuti. Tra i risvolti vi sono:

  • la decisione di “nuclearizzare” un nuovo sito vincolandolo a lungo termine alla presenza di scorie pericolose;
  • l’ipotesi che vi sia un consenso dei cittadini, e degli enti che li rappresentano territorialmente, a ospitare il deposito unico.

“Il Programma Nazionale parte da alcuni presupposti che, invece, dovrebbero essere l’esito di una Valutazione Ambientale Strategica, capovolgendo dunque il senso della VAS. Sarebbe stato più logico verificare più scenari e varianti di realizzazione del Programma e applicare a questi una procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), in modo da evidenziare i pro e i contro delle diverse soluzioni” lamenta Greenpeace. ” Greenpeace rileva che il Programma Nazionale parte da una strategia, per quanto indeterminata in sue parti essenziali, che presenta un unico esito pre-stabilito, e non propone invece diversi scenari su cui aprire la VAS e dunque condurre la consultazione tra le parti interessate”

Secondo l’associazione, il Programma “mette il carro davanti ai buoi” ed elimina la possibilità di una valutazione comparativa relativamente ad altre ipotesi quali la realizzazione di più depositi di stoccaggio (dedicati a specifiche classi di rifiuti), oppure alla gestione dei rifiuti radioattivi a lungo termine nei siti esistenti.

Il Programma è indeterminato

Tra i dubbi emerge anche quello sulle dimensioni effettive del deposito che si intende costruire. Secondo l’associazione, sarebbe necessaria una valutazione più precisa dei volumi di rifiuti che saranno stoccati nel deposito negli anni.

Quali rifiuti?

Mancherebbe anche un inventario radioattivo dettagliato capace di indicare le quantità di rifiuti che non potranno essere ospitate definitivamente nel deposito assieme alla bassa e media attività e che, invece, dovrebbero essere collocate in altra sistemazione.

Come?

Una volta portati presso il deposito, essendo differenti, come saranno gestiti i vari rifiuti?

“Non è chiaro nel Programma quale sia la quantità di rifiuti radioattivi che dovranno rimanere nel Deposito – o nei depositi – assieme alla bassa e media attività, e la quantità di rifiuti che dovranno essere ospitati “temporaneamente” in attesa di sistemazione definitiva”.

Ma non è tutto. Anche se il Programma nazionale punta a risolvere la questione definitivamente,

“di fatto propone una lunga transizione, dell’ordine di un secolo, in cui la parte minore in volume dei rifiuti nucleari, ma fortemente maggioritaria della radioattività, è gestita “temporaneamente” in un Deposito unico che non può ospitarla definitivamente. È necessario includere nel Programma anche altre opzioni su cui fare una VAS che consenta di comparare costi e benefici rispetto alla sola opzione del Deposito unico. Tra le opzioni da considerare anche una “opzione zero” che preveda la opportuna strategia di gestione delle diverse tipologie di rifiuti nei siti esistenti o in alcuni di essi dopo accurata valutazione”.

Il Ministero dell’ambiente assicura partecipazione

Ma il Ministero dell’ambiente rassicura, spiegando che quella del deposito sarà una decisione partecipata, a cui prenderanno parte anche le comunità.

“Si tratta di una forte assunzione di responsabilità da parte del Governo – dichiara il sottosegretario all’Ambiente Roberto Morassut, d’intesa col Ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli e su delega del Ministro dell’Ambiente Costa –  che non si sottrae dal risolvere una questione da anni al centro di dibattito e non più rimandabile. È un provvedimento da tempo atteso e sollecitato anche dalle associazioni ambientaliste, che consentirà di dare avvio ad un processo partecipativo pubblico e trasparente al termine del quale sarà definita la localizzazione dell’opera. Un impegno che questo Governo assume anche in ottemperanza agli indirizzi comunitari e nel rispetto della piena partecipazione delle comunità alle decisioni”.

Secondo Morassaut, il deposito permetterà di sistemare in maniera definitiva e sicura i rifiuti radioattivi, oggi stoccati all’interno di decine di depositi temporanei sparsi nel Paese.

“La decisione finale sulla localizzazione del sito sarà presa a seguito di un periodo di consultazione pubblica con le autorità locali e valutandone le autocandidature”.

Ricordiamo che l’iter prevede che dopo la pubblicazione della Cnapi, avvenuta oggi, parte la fase di consultazione dei documenti che durerà due mesi, all’esito della quale si terrà, nell’arco dei 4 mesi successivi, il seminario nazionale, a cui prenderanno parte enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca. Sarà il momento in cui saranno approfonditi tutti gli aspetti, inclusi i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere.

“Sarà una procedura fortemente partecipata e trasparente, condotta coinvolgendo gli amministratori e i cittadini tutti,  e al termine della quale potranno pervenire le candidature dei comuni” assicura il Ministero dell’ambiente.

Anche Legambiente, tramite il Presidente Stefano Ciafani, chiede un’ampia partecipazione pubblica attraverso la consultazione invitando a velocizzare i tempi e a mettere al più presto in sicurezza i rifiuti radioattivi sparsi per l’Italia:

“Lo smaltimento in sicurezza dei nostri rifiuti radioattivi è fondamentale per mettere la parola fine alla stagione del nucleare italiano e per gestire i rifiuti di origine medica, industriale e della ricerca che produciamo ancora oggi. La partita è aperta da tempo, non è semplice ma è urgente trovare una soluzione visto che questi rifiuti sono da decenni in tanti depositi temporanei disseminati in tutta Italia. Per questo dal 2015 abbiamo più volte denunciato il ritardo da parte dei ministeri competenti nella pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee. Ora è necessario che si attivi un vero percorso partecipato, che è mancato finora, per individuare l’area in cui realizzare un unico deposito nazionale, che ospiti esclusivamente le nostre scorie di bassa e media intensità, che continuiamo a produrre, mentre i rifiuti ad alta attività, lascito delle nostre centrali ormai spente grazie al referendum che vincemmo nel 1987, devono essere collocate in un deposito europeo, deciso a livello dell’Unione, su cui è urgente trovare un accordo” ha detto Ciafani.

Clicca qui per leggere le Osservazioni di Greenpeace Italia al Programma nazionale di gestione dei rifiuti radioattivi.

Da Nord a Sud, sindaci, associazioni e comitati locali annunciano battaglia

La reazione dei comitati locali non si è fatta attendere ora che la lista dei siti è stata pubblicata nero su bianco. Da Nord a Sud stanno fioccando in queste ore le dichiarazioni contro la lista dei siti idonei. Ne citiamo alcune, ma riguardano praticamente ogni singola località tra le 67 individuate.

Si parte con la Basilicata e l’associazione Antinulcleare Scanziamo Le Scorie:

“La pubblicazione della Carta delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi conferma quello che abbiamo da sempre temuto. Anche la Basilicata è coinvolta nella scelta per l’individuazione del deposito. L’Associazione Antinucleare ScanZiamo le Scorie conferma la posizione motivata da sempre. NO ALLE SCORIE. Il territorio della Basilicata non è idoneo ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. La Regione Basilicata e gli Enti coinvolti facciano risentire nuovamente e con forza la loro contrarietà a qualsiasi ipotesi di ubicazione nel nostro territorio. Nei prossimi giorni terremo iniziative di informazione e controinformazione per scongiurare tale ipotesi che pregiudicherebbe l’economia locale in particolare il turismo e l’agricoltura. Per le Istituzioni locali che sono coinvolte e che vogliono mobilitarsi mettiamo a disposizione l’esperienza dell’Associazione Antinucleare”.

Contrario anche il presidente provinciale di Confartigianato Imprese di Viterbo, che in un lungo comunicato stampa parla di “decisione strategica incomprensibile” e  “impatto devastante” per un’area che vive di turismo.

“Non è bastato il fallimento della centrale nucleare di Montalto di Castro – dicono dall’associazione di categoria -, adesso addirittura la Tuscia viene scelta tra le aree più accreditate ad ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani. Nella Cnapi, Carta delle aree potenzialmente idonee, uscita nel cuore della notte mentre l’Italia aspettava il nuovo decreto anti Covid-19, sono state infatti inserite le 67 aree delle cinque macrozone che soddisfano i 25 criteri stabiliti nel 2014-2015 dall’Ispra per ospitare i rifiuti radioattivi. (…) Confartigianato farà tutto il possibile affinché la nostra provincia non venga nuovamente penalizzata da scelte che si rivelerebbero letali per lo sviluppo futuro di un territorio che ha ben altra vocazione e che non vuole passare alla storia come il deposito radioattivo d’Italia.

La pubblicazione del documento ha suscitato l’immediata reazione anche dei sindaci dei Comuni baresi interessati.

“Apprendiamo tutti dalla stampa, oggi, che Gravina, insieme ad altri Comuni del territorio murgiano e del resto d’Italia, tra i quali Altamura, Matera, Irsina, Montescaglioso, Bernalda e Genzano, solo per citarne alcuni, è tra le località ritenute dalla Sogin (e dai ministeri dell’ambiente e dello sviluppo economico) potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani – scrive su Fb il sindaco di Gravina, Alesio Valente – È per noi una doccia gelata: le istituzioni locali sin qui non erano mai state interpellate. Lo saranno, a quanto pare, solo a partire dai prossimi giorni, dopo la pubblicazione ufficiale della mappa dei siti potenziali. Non c’è spazio per trattative o valutazioni. Lo dico subito: la nostra risposta sarà un no secco e fermo. Niente e nessuno può farci cambiare idea rispetto a quella contrarietà già espressa in consiglio comunale nel 2015 e poi ancora nel 2016 insieme ad altri Comuni ragionando in un’ottica territoriale più ampia, perché è chiaro che si tratta di una scelta che riguarda un territorio intero. E poi, in termini ambientali, Gravina e la Murgia hanno già dato: la vocazione di queste nostre aree è agricola e turistica, e non permetteremo che ci trasformino in un cimitero di scorie nucleari. Mai!”.

E fanno eco a queste dichiarazioni anche quelle dei sindaci siciliani.

“Sono rimasto di stucco e anche un po’ contrariato apprendendo la notizia. Ci lascia sgomenti: noi siamo anche sede dell’ente parco delle Madonie, da un lato si vuole la protezione della zona dall’altro si vogliono seppellire scorie nucleari”, dice al Giornale di Sicilia il sindaco di Petralia Sottana (Pa) Leonardo Neglia.

“Apprendo che il territorio di Butera è uno dei siti individuati come area potenzialmente idonea alla costruzione del deposito nucleare nazionale dai giornalisti. Naturalmente sono contrariato per il fatto che le istituzioni, e in questo caso il ministero dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, abbiano tenuto massimo riserbo su questa cosa”, aggiunge Filippo Balbo sindaco di Butera (CL).

E poi il sindaco di Trapani Giacomo Tranchida: “Apprendiamo che le campagne di Trapani saranno destinate a deposito di rifiuti radioattivi italiani. Sconosciamo l’argomento e la cosa ci preoccupa non poco perché in periodo di pandemia il governo richiama alla responsabilità sanitaria dei sindaci, tranne quando si ha l’esigenza, nemmeno informando la locale autorità sanitaria, di trovare silente una discarica? Non ci stiamo” .

Fronte comune, quindi, da Nord a Sud. Si annuncia una dura opposizione.

Fonti di riferimento: Ministero dell’ambiente, SoginDeposito NazionaleGreenpeace, La Nuova Ecologia, Ministero dell’ambiente

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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