I ricercatori hanno trovato il modo di riciclare le buste di plastica per produrre batterie al litio

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Stop alle buste di plastica, stanno distruggendo il pianeta. Un gruppo di ricerca di Purdue University (Usa), Universidad Tecnológica de Querétaro (Messico) e Centro de Ingeniería y Desarrollo Industrial (Messico) sono riusciti ad usarle per produrre batterie al litio. Un modo intelligente ed economico di riciclarle per immagazzinare energia pulita.

I sacchetti in plastica qui sono già al bando da tempo, ma rimangono una piaga mondiale. Si stima, infatti, che solo nel 2010 (prima del divieto) siano stati immessi nel mercato dell’UE 98,6 miliardi di sacchetti di plastica (non riciclabili), il che significa che ogni cittadino europeo ne ha usati 198, di cui, presumibilmente, pochissimi sono stati riutilizzati e quindi finiti nei nostri mari, restando lì intatti anche per centinaia di anni.

D’altro canto le tecnologie energetiche pulite stanno puntando sempre di più a sistemi di accumulo efficienti per essere competitive e sconfiggere definitivamente le fonti di energia fossile, obsolete e altamente inquinanti.

Perché dunque non trasformare un problema in una grande opportunità? I ricercatori hanno sviluppato in un nuovo studio un metodo per convertire i sacchetti di plastica in trucioli di carbonio che potrebbero essere utilizzati come anodi per batterie agli ioni di litio, adatte ad immagazzinare l’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici e per alimentare auto elettriche.

plastica litio

La tecnica consiste nell’immergere i sacchetti di plastica di polietilene in acido solforico per poi scaldare fino a sfiorare (ma non raggiungere) la temperatura di fusione del polietilene. Il trattamento modifica la struttura chimica delle buste, in modo che la plastica può essere riscaldata a una temperatura molto più elevata senza vaporizzarsi in gas pericolosi.

A questo punto, con un ulteriore trattamento termico, si ottiene carbonio puro, utile a produrre anodi per batterie agli ioni di litio, che hanno mostrato risultati paragonabili, in termini di prestazioni, a quelle attualmente in commercio, quindi la tecnica è decisamente promettente.

Cosa non va? Il trattamento ad elevata temperatura non è considerato il migliore in termini ambientali, e potrebbe ridurre significativamente il guadagno economico ottenuto dall’immagazzinamento di energia, quindi restano ancora molti dubbi.

Ma da qualche parte bisogna pur iniziare.

Il lavoro è stato pubblicato su ACS Omega.

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Roberta De Carolis

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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