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Che farne delle vecchie carcasse di navi? Forse non tutti sanno che nel Vecchio Continente sono in atto traffici illegali legati alla dismissione delle vecchie imbarcazioni. Il pensiero vola veloce alla Concordia, ma il problema è capire dove vanno a finire le navi non più utilizzabili, con il loro carico di sostanze altamente inquinanti.

Ad accendere la luce sulla questione è l'eurodeputato svedese Carl Schlyter, che a breve presenterà un provvedimento contro la rottamazione illegale, praticata a suo dire dal 90 per cento delle navi europee. Problema forse sconosciuto ai più, questo sì, ma dalla portata non di poco conto.

Facciamo il punto. Oggi, nella maggior parte dei casi, ciò che resta delle vecchie navi finisce nelle coste dell'Africa e dell'Asia, dove esistono veri e propri cimiteri che ospitano le vecchie carcasse. Qui le imbarcazioni in disuso arrivano seguendo un percorso illegale, con la altrettanto malsana abitudine di far disperdere le sostanze inquinanti in esse presenti, tra cui amianto, PCB (policlorobifenili) e mercurio.

La Shipbreaking Platform ha calcolato che nel 2012 gli armatori europei hanno inviato un numero record di 365 navi cariche di sostanze tossiche sulle spiagge dell'Asia Meridionale, affinché venissero demolite e rottamate. “Nonostante le possibilità di un appropriato smaltimento che ci sarebbero in Europa o in altri paesi sviluppati, la maggior parte delle compagnie di navigazione europee continuano a trarre profitto dalle loro navi facendole demolire sulle spiagge dell'Asia Meridionale a prezzi stracciati e in condizioni di assoluta pericolositàha detto Patrizia Heidegger, direttore esecutivo della ONG Shipbreaking Platform. “L'Ue dovrebbe adottare meccanismi che impediscano agli armatori europei di esportare e demolire navi tossiche nei paesi in via di sviluppo, e invece dovrebbe imporne il riciclaggio secondo le norme di salute, sicurezza e ambiente previste dai propri paesi”.

Suggerimento accolto, a quanto pare visto che l'Unione europea ha deciso di opporsi con un nuovo regolamento sull'eco-riciclo delle navi. Il provvedimento, che avrà la firma di Schlyter dovrà fare in modo di rendere vantaggioso il riciclo. Spiega l'Eurodeputato: "La mia sfida è quella di trovare una misura che dia un profitto agli armatori che scelgono una struttura adeguata di recupero e non creare invece un altro incentivo per il cambio di bandiera".

Tra le varie idee vi sarebbe in primo luogo la creazione un fondo per le strutture di riciclo alimentato da una eco-tassa portuale che scatta ogni volta che un'imbarcazione, anche extra Ue, attracca negli scali europei. Dopo la rottamazione avvenute presso strutture autorizzate, si potrà ottenere il rimborso dell'eco-tassa. Il primo voto potrebbe essere già a marzo. Insieme all'eco-riciclo, il provvedimento potrebbe introdurre il sistema degli inventari, secondo cui le navi che approdano nei porti dell'Ue avranno l'obbligo di stilare un elenco dei materiali pericolosi e tossici trasportati.

Francesca Mancuso

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