plastica batteri

Microrganismi in grado di degradare la plastica. È partito ieri a Bologna il progetto BIOCLEAN con l'obiettivo di selezionare nuovi e robusti batteri capaci di "mangiare" diversi tipi di polimeri sintetici, dal polietilene al polistirolo, dal polietere al poliestere. Il tutto partendo da plastiche di scarto ottenute da discariche e da siti marini o terrestri inquinati.

Finanziato dall'Unione Europea con 3 milioni di Euro, BIOCLEAN sarà coordinato dal professore di Biotecnologia Industriale e ambientale dell'Università di Bologna Fabio Fava e riunirà 19 partner di 9 paesi europei, ma anche dell'Università cinese Nanjing e 7 piccole-medie imprese. Oltre che PlasticsEurope, l'associazione europea delle industrie dei polimeri la quale avrà il compito di promuovere e implementare i risultati ottenuti in Europa.

Attualmente siamo tutti circondati dalla plastica che si trova praticamente ovunque: abiti, imballaggi, giocattoli, case e accessori. Si stima che nella sola Europa la sua produzione totale abbia già raggiunto i 57 milioni di tonnellate che generano 24 milioni di tonnellate di rifiuti post-consumo, di cui 14,3 milioni recuperati, ma il restante 10,4 milioni smaltito in discariche e inceneritori.

Per questo il progetto si focalizzerà sull'isolamento di batteri e funghi noti per le loro capacità di biodegradazione, ma anche sula valutazione dell'eventuale impatto dei prodotti di biodegradazione a livello ambientale. Come spiega in una nota l'Università di Bologna, "sarà inoltre studiata la possibilità di valorizzare i prodotti ottenuti tramite il loro riutilizzo per la produzione di nuovi polimeri e/o di polimeri ibridi, e l'effetto in termini di tasso, resa e percorsi di biodegradazione di pretrattamenti dei polimeri".

Come ricorderete, fece scalpore qualche mese fa la notizia del ritrovamento in Amazzonia di un fungo "mangia-plastica". Attraverso questo progetto, finalmente la scoperta si tramuterà in applicazioni pratiche in quanto "una volta individuate le colture microbiche più promettenti, queste verranno utilizzate nello sviluppo di processi biotecnologici pilota e di strategie di "bioaugmentation" per stimolare la biodegradazione di pastiche presenti in ambienti marini, in impianti di compostaggio o di digestione anerobica dei rifiuti, interven ti che saranno valutati anche dal punto di vista della sostenibilità economica ed ambientale e applicati a una strategia di riduzione dell'inquinamento nel Mar Egeo".

Arriverà, dunque dai microrganismi la soluzione al cosiddetto Pacific Trash Vortex, l'isola di plastica nel Pacifico grande due volte gli Stati Uniti?

Simona Falasca

- Scoperto in Amazzonia un fungo "mangia plastica"

- L'isola di plastica nel Pacifico è il doppio degli Stati Uniti

- Inquinamento oceani: 4 soluzioni alle isole di plastica

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