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Caorso. Il più grande intervento di bonifica mai realizzato in Italia all'interno di un sito nucleare. È quello che ha finalmente portato a termine la Sogin, la Società di Stato per la bonifica ambientale dei siti nucleari e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi provenienti dalle attività medico-ospedaliere, industriali e di ricerca, in provincia di Piacenza, dopo quasi 26 anni dalla fine della produzione e a 22 anni dalla definitiva chiusura della centrale nucleare di Caorso, costruita negli anni ´70 sulla riva destra del fiume Po.

Sono 6.500 le tonnellate di materiali e componenti metallici, del ciclo termico dell'edificio turbina, smantellate e decontaminazione in questa ultima fase, che vanno ad aggiungersi alle turbine e al turboalternatore distrutti in una prima fase, portando complessivamente a circa 9.400 le tonnellate di sistemi e componenti metallici finora smontati e smaltiti, pari al 62% di quelle presenti, una quantità equivalente all'incirca al peso della torre Eiffel. Durante i lavori nella centrale, che è stata fermata nell´ ottobre 1986 in occasione delle attività connesse alla quarta ricarica del combustibile e mai più riavviata in esito al referendum sul nucleare del 1987, sono state effettuate oltre 77.000 misure radiologiche sui materiali smantellati.

"Nel 2011 Sogin ha ottenuto il miglior risultato sull'avanzamento delle attività di smantellamento da quando è stata costituita", spiega una nota della società. Si è trattato di un lavoro certosino, con le attività divise in diverse fasi all'interno della stazione gestione materiali, un'area realizzata e attrezzata all'interno dell'edificio turbina, tra le più grandi al mondo. "I componenti sono stati separati tra contaminati e non contaminati dopo essere stati ridotti con taglio termico o meccanico in elementi di grandezza non superiore ai due metri, per facilitare le successive operazioni di decontaminazione e rilascio. La decontaminazione è avvenuta con specifici trattamenti di sabbiatura e idrolavaggio", spiega Sogin.

Ogni elemento, poi, contrassegnato con un codice identificativo e una scheda riassuntiva delle sue caratteristiche radiologiche e delle lavorazioni a cui è stato sottoposto, è stato registrato in un apposito software. Tale procedura consente la tracciabilità di ciascun componente, dal momento dell'emissione della scheda per la sua rimozione fino alla ricezione del documento che attesta il rilascio e conferimento finale in fonderia di ogni singolo elemento. Sono state emesse oltre 13.700 schede sulle 21.300 complessivamente create dall'avvio dei lavori di bonifica del sito. Le attività hanno consentito di riciclare il 98% del metallo derivante dallo smantellamento.

Tutte le operazioni di bonifica, supervisionate dall'Ispra e dall'Arpa Emilia Romagna, si sono svolte nella massima sicurezza e nel rispetto stringente delle procedure radio protezionistiche, per garantire la tutela dei lavoratori e dei cittadini e la salvaguardia dell'ambiente. Al fine di valutare l´impatto radiologico che le operazioni di trasferimento del combustibile nucleare irraggiato producono sull´ambiente e sulla popolazione è stato messo a punto da parte di Arpa un piano di monitoraggio straordinario, per ogni spedizione, strutturato sull´esecuzione di misure di rateo di dose ambientale, sul prelievo e l´analisi di varie matrici ambientali: suolo, erba, particolato atmosferico (aria), sull´esecuzione di misure di spettrometria gamma in campo al fine di verificare l´assenza di contaminazione al punto di scambio multimodale presso la stazione ferroviaria di Caorso, dopo le operazioni di trasferimento.

"La complessità di questo lavoro – ha dichiarato Giuseppe Nucci, Amministratore Delegato di Sogin - ha richiesto la programmazione e lo svolgimento ordinato di ogni intervento. In particolare, abbiamo realizzato la stazione gestione materiali che servirà, ottenuta l'istanza finale di disattivazione, per lo smantellamento e la decontaminazione dell'edificio reattore.

Per terminare la bonifica dei siti nucleari, la più grande bonifica ambientale della storia del nostro Paese – ha continuato Nucci - sono previste attività per 5 miliardi di euro e circa 2,5 miliardi per la realizzazione del Parco Tecnologico, comprensivo del Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi". Nel 2011 il valore delle attività di smantellamento di Sogin è stato di 55,5 milioni di euro, oltre due volte quello mediamente registrato nel periodo 2001-2010. Si tratta del miglior risultato da quando Sogin è stata costituita.

Roberta Ragni

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