legno_rifiuto

In questi giorni di freddo e neve nei parchi e nei giardini delle nostre città sono molti i rami che non hanno retto al peso della coltre bianca, cadendo rovinosamente sulle auto e sulle strade. Ma se stavate pensando di portarvi a casa qualche ciocco per il vostro camino, non pensate che si tratti di una cosa lecita, anzi. Secondo la normativa vigente, trasportare e bruciare questo tipo di legno in Italia è un reato penale, che può costare addirittura la prigione: anche se uguale a quello proveniente dalle foreste e dai terreni coltivati, per la legge italiana il legno proveniente da aree verdi quali giardini, parchi e aree cimiteriali è considerato alla stessa stregua di un rifiuto e, come tale, va smaltito in discarica.

Affastellare quei rami caduti, quindi, potrebbe costarvi caro: secondo l'art 256 del Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Attività di gestione di rifiuti non autorizzata) "chiunque effettua una attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli articoli 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 è punito: a) con la pena dell'arresto da tre mesi a un anno o con l'ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro se si tratta di rifiuti non pericolosi; b) con la pena dell'arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro se si tratta di rifiuti pericolosi”. Insomma, potreste rischiare da tre mesi a un anno di carcere. E lo stesso vale per un amministratore che voglia usare le potature e gli alberi caduti, ad esempio, in un impianto di cogenerazione.

Ecco come il Ministero dell'Ambiente, spiega l’associazione ambientalista Amici della Terra, si è espresso in un parere a un’amministrazione Locale: "con la richiesta di parere in oggetto, codesta Amministrazione chiede delucidazioni in merito all'articolo 185, comma 1, lettera f), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e s.m.i., recante "Norme in materia ambientale", con particolare riferimento all'esclusione dal campo di applicazione della Parte IV del decreto stesso di sfalci e potature, nonché altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso utilizzati in agricoltura, nella selvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa mediante processi o metodi che non danneggiano l'ambiente né mettono in pericolo la salute umana. In proposito, si fa presente che tale articolo fa riferimento soltanto a sfalci, potature ed altri materiali che provengono da attività agricola o forestale e che sono destinati agli utilizzi descritti nell'articolo stesso. I rifiuti vegetali provenienti da aree verdi quali giardini, parchi e aree cimiteriali, invece, non rientrano tra le esclusioni previste dal suddetto articolo, restano, pertanto, soggetti alle disposizioni della Parte IV del Dlgs 152/2006 e sono classificati come rifiuti urbani, ai sensi dell'articolo 184, comma 2, lettera e), del medesimo decreto".

Una situazione assurda e priva di buon senso, che penalizza l'ambiente e costringe a rinunciare a un’importante risorsa. Proprio per questo Amici della Terra, nella conferenza stampa “Il legno non è un rifiuto” svoltasi questa mattina a Firenze, alla quale hanno partecipato Sergio Gatteschi, Presidente degli Amici della Terra della Toscana e Livio Giannotti, Amministratore Delegato di Quadrifoglio S.p.A., ha chiesto alle istituzioni locali e al Ministero dell’Ambiente di ridefinire e rivedere le norme.

Perché il legno non può essere considerato come un qualunque rifiuto, come uno scarto da gettare via, quando, invece, è una potenziale risorsa energetica.

Roberta Ragni

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