Rifiuti tossici made in Italy nella discarica in Andalusia

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Un enorme segnale di pericolo di circa 400 metri quadrati è stato aperto questa mattina dentro una discarica di rifiuti tossici in Andalusia. Rifiuti italiani in una discarica spagnola. Ed è così che una decina di attivisti di Greenpeace sia italiani che spagnoli hanno fatto irruzione a Nerva, un'azione pacifica per denunciare la spedizione sospetta di migliaia di tonnellate di rifiuti otossici dall'Italia alla discarica spagnola.

Secondo l'associazione dell'arcobaleno si tratterebbe di rifiuti tossici provenienti dalle operazioni di bonifica della ex Sisas di Pioltello-Rodano, ben 25 tonnellate, per cui è già in corso un'inchiesta in Italia a carico dell'amministrazione delegato della Daneco Impianto, l'azienda incaricata dei lavori di bonifica. Secondo Greenpeace ci sarebbero "indizi convergenti sul fatto che la spedizione dei rifiuti in Spagna sia avvenuta in violazione delle norme europee".

"La bonifica della ex Sisas è un esempio lampante dell'inadeguatezza della gestione emergenziale dei rifiuti. Dopo mesi di continue richieste alle diverse autorità coinvolte, rimangono ancora troppi gli interrogativi aperti. Chiediamo alle autorità competenti di far finalmente luce sulla vicenda e a chi ha sbagliato di assumersi le proprie responsabilità e porvi rimedio. Per quanto è possibile ricostruire dalle informazioni rese note fin'ora, temiamo che non si sia fatto altro che spostare il problema - e l'inquinamento - dall'Italia alla Spagna". dichiara Federica Ferrario, responsabile della Campagna per Greenpeace Italia.

Questi rifiuti tossici avrebbero dovuto essere "inertizzati" secondo il trattamento previsto dalla normativa europea, ma Greenpeace ha documentato seguendo uno dei container spedito nello scorso marzo, come il carico lasciato nella discarica non avrebbe subito alcun alcun trattamento chimico-fisico di stabilizzazione.

Nonostante il governo italiano, quello andaluso e l'Europa fossero a conoscenza del caso e nonostante i rigorosi controlli "sui tempi di svuotamento delle discariche esistenti presso la ex Sisas, non vi è stato alcun tentativo di chiarire o escludere violazioni della legislazione europea sul trattamento dei rifiuti provenienti da lì", si legge nel comunicato stampa dell'associazione.

"Questo caso resta ancora irrisolto, perché nessuna delle autorità coinvolte ha voluto verificare seriamente la sequenza di errori e irregolarità legati a questo impianto si è invece preferito chiudere gli occhi" dichiara Sara del Rio, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Spagna.

Anche perché la discarica di Nerva è nota per la sua cattiva gestione come dimostrano i diversi incidenti avvenuti nel sito e la chiusura temporanea per misure precauzionali a cui l'impianto è stato sottoposto la scorsa estate.

Greenpeace e i cittadini tutti, sia italiani che spagnoli vorrebbero chiarezza sulla vicenda. È un loro diritto. Anche perché in gioco c'è la salute.