sistri

Dopo tante proroghe e rinvii, finalmente, il prossimo 1 giugno 2011 entrerà ufficialmente in azione il Sistri – Sistema di Controllo della Tracciabilità dei Rifiuti, che mira a tenere sotto controllo il movimento e lo smaltimento dei rifiuti pericolosi prodotti dalle aziende italiane. Con le modifiche introdotte nel mese di dicembre al Testo Unico sull’Ambiente, si è arrivati ad integrare tutte le fasi riguardanti le procedure di controllo sul trasporto e lo smaltimento dei rifiuti: dalla gestione dei registri di carico e scarico agli obblighi legati al trasporto degli scarti e alla comunicazione – che deve essere effettuata ogni anno – sulla quantità dei rifiuti prodotti dalle singole realtà.

Con il “nuovo” Sistri quindi si stabiliscono regole più chiare e precise per le aziende che devono stoccare, trasportare e smaltire i loro rifiuti. Ma naturalmente le procedure e le norme variano a seconda del tipo di scarto.

Ad esempio, alcune aziende possono stoccare senza limiti di quantità le loro scorie, ma hanno il divieto di mantenere i rifiuti in deposito per un periodo superiore ai tre mesi; altre invece non possono superare i 30 metri cubi (di questi solo il 30% può essere costituito dai rifiuti pericolosi), ma in questo caso è possibile mantenere i rifiuti in deposito fino a un anno.

Tra le novità del Sistri anche il concetto del sottoprodotto, che può essere definito tale quando è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto; inoltre il sottoprodotto è tale quando verrà certamente riutilizzato nel corso dello stesso (o di un successivo) processo di produzione, quando può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento e nei casi in cui l’ulteriore utilizzo è legale.

Ma il Sistri non è l’unica novità sul fronte dei rifiuti.
Secondo l’Edizione 2010 del “Rapporto Rifiuti Speciali dell’ISPRA 2010”, la produzione italiana di rifiuti speciali pericolosi registra un calo dello 0,6%, per un totale di 70.000 tonnellate di rifiuti in meno rispetto al biennio 2007-2008.
D’altro canto però, crescono quelli speciali (non pericolosi), che hanno registrato un +1,2%, toccando complessivamente i 1,6 milioni di tonnellate.

Ma da dove arrivano tutti questi scarti?
La gran parte – secondo quanto riporta lo studio – viene dall’industria manifatturiera, specie quella chimica, (53,8% del totale nel 2008), seguita dall’attività di trattamento dei rifiuti stessi (19,9%) e dal comparto dei trasporti e del commercio.

Verdiana Amorosi

 

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