Videoinchiesta_RAEE_greenpeace

Torna a sei mesi di distanza dall'ultimo dossier, proprio nel momento in cui tanti italiani scelgono per il Natale l'acquisto di apparecchi elettronici, la nuova verifica di Greenpeace sull'attuazione del decreto "Uno contro uno" sui cosidetti RAEE entrato in vigore lo scorso giugno. E ancora oggi sono ben il 51% degli intervistati i rivenditori che ancora non adempiono all'obbligo gratuito del ritiro dei prodotti tecnologici usati a fronte dell'acquisto di nuovi articoli.

Questo è quanto emerge dalla nuova video-inchiesta realizzata dall'associazione in 107 negozi di elettronica di 31 città italiane appartenenti alle catene di distribuzione Mediaworld, Eldo, Euronics, Trony e Unieuro, che complessivamente rappresentano il 70% circa della quota di mercato. Greenpeace, che in alcuni casi si è avvalsa anche dell'uso di telecamere nascoste, ha stilato così una classifica parziale dei 5 distributori: così se da Eldo il 60% dei negozi ritira gratis come dovrebbe l'usato, la percentuale scende via via da Mediaworld, Trony e Unieuro fino ad arrivare ad Euronics dove solo il 45% dei punti vendita rispetta la legge.

"Questi risultati ci confermano che l'Italia è ancora indietro nella gestione dei rifiuti elettronici, nonostante la direttiva comunitaria risalga al 2002 - commenta Vittoria Polidori responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia - Ancora la metà dei negozi, fra quelli intervistati, non è in linea con la legge e nel 63% dei casi non viene fornita la giusta informazione ai clienti sulla gratuità del ritiro, nonostante il decreto parli chiaro".

Ma non è tutto perché Greenpeace ha messo in evidenza come in alcuni negozi - 27 per la precisione ovvero il 25% del campione - viene aumentato il costo della consegna a casa del prodotto nuovo per mascherare il ritiro non gratuito dell'usato, mentre in alcuni casi il ritiro è gratuito solo se il vecchio elettrodomestico è portato in negozio (14%) o ancora, nel 12% dei casi il ritiro non viene proprio effettuato.

L'associazione, inoltre, ha denunciato l'inefficienza non solo dei rivenditori, ma dei centri stessi di raccolta, accusati da molti negozianti di non essere sempre accessibili alla grande distribuzione essendo concentrati per la maggior parte in sole quattro regioni d'Italia - Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto - nonostante i comuni che ricevono appositi fondi debbano intervenire per "migliorare le condizioni infrastrutturali dei centri stessi".

"I risultati della nostra inchiesta - conclude Polidori - dimostrano quanto sia importante che i rivenditori hi-tech mettano subito in pratica la legge senza alcuna eccezione, com'è altrettanto fondamentale che il governo curi e incentivi l'adeguamento della rete dei centri di raccolta".

Simona Falasca

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