svesti la frutta
Capodogli, pesci, tartarughe, uccelli uccisi dalla nostra plastica, quella che ogni giorno mettiamo nel nostro carrello della spesa, che finisce poi sui piatti e viene consumata. Può addirittura arrivare a far parte della polvere domestica. E ce la respiriamo. Per questo non si ferma la nostra campagna contro gli imballaggi inutili.
 
Ormai la conoscete tutti, si chiama #svestilafrutta ed è la campagna social che greenMe.it ha lanciato per combattere l’utilizzo smodato della plastica, laddove non serve. Di cosa parliamo? Di una cipolla in un vassoio, di una banana o ancora di un’arancia. Il paradosso è che viene confezionata proprio quel tipo di frutta che ha per natura una propria protezione, ovvero la buccia. 
 
In questi giorni, l’attenzione è focalizzata sulla querelle dei sacchetti che si possono portare da casa, in realtà il Consiglio di Stato ha dato un parere positivo, ma le GDO non hanno avuto l’autorizzazione a procedere dal Ministero della Salute.
 
Speriamo di non essere davanti all’ennesima situazione all’italiana anche perché, nel frattempo che si decide, il nostro ambiente continua a soffrire.
 
Solo poche ore fa, un capodoglio è stato trovato con 30 chili di spazzatura di plastica all’interno del suo apparato digerente. Ed è recente uno studio che ha rivelato come ogni volta che mangiamo, ingeriamo oltre 100 pezzetti di plastica.

Conad in Valtellina! #svestilafrutta @greenme_it

Un post condiviso da Anna Scaramelli (@anna_la_fata) in data:

 
Di recente ancora, inoltre, si è scoperto che i krill, i piccoli crostacei alla base della catena alimentare, sono in grado di scomporre e ingerire le microplastiche (che in Italia dovrebbero essere bandite dal 2019). E che dire della plastica killer che uccide gli uccelli?
 
Di esempi ne potremmo fare tanti e tanti altri ancora. Cosa c’entra la morte di questi animali con la plastica? C’entra eccome, soprattutto perché uno studio sostiene che entro il 2050 nei nostri mari i pesci saranno un miraggio e ci ritroveremo a nuotare tra la plastica, come già succede a Manta point, vicino l'isola di Nusa Penida, la più grande delle tre isole al largo della costa sud-orientale di Bali, oggi sommersa da rifiuti di ogni tipo. 
 
Ridurre l’utilizzo della plastica è possibile e anche il singolo consumatore può fare la differenza, come? Facendo delle scelte più consapevoli a partire dalla spesa.
 
Per fortuna oggi l’opinione pubblica è sensibile al tema e infatti sono tantissimi i lettori che hanno già aderito a #svestilafrutta.
 
I profili Twitter e Instagram di greenme sono stati letteralmente invasi e sono in tanti i lettori che hanno denunciato il fatto che anche la frutta si trova imballata come se dovesse partire per la guerra.
 
Guardate (che disastro):
 
 
Non succede solo in Italia, ma in tutto il mondo.
 
Queste sono alcune delle immagini che circolano sui social e che denunciano l'uso smodato degli imballaggi nei reparti di frutta e verdura dei supermercati:
 
 
svesti la frutta1
 
svesti la frutta 2
 
svesti la frutta3
 
svesti la frutta5
 
svesti la frutta6
 
svesti la frutta7
 
svesti la frutta8
 

#svestilafrutta, come partecipare

Partecipare alla campagna #svestilafrutta è molto semplice. Ogni qualvolta ti trovi davanti a un prodotto imballato in maniera assurda e senza senso (un mandarino, una banana, una zucchina etc..) scatta una foto e poi caricala sui social Facebook, Twitter, Instagram usando l’hashtag #svestilafrutta, taggando @greenMe_it e inserendo anche il nome del supermercato dove si trova la confezione.

Leggi anche:

Dominella Trunfio

maschera lavera 320

Lavera

Come preparare la pelle del viso all’estate in 5 mosse

greenMe su Instagram

Sei su Instagram?

Le nostre foto +belle, le notizie che +ami, il tuo giornale sempre con te!

dieta
integratori
lievito madre
ricette vegane
ricette vegetariane
riciclo creativo
rimedi naturali
yoga
sai cosa compri
seguici su facebook
corsi greenme
whatsapp gratis
seguici su instagram