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Finalmente è confermato: si possono portare i sacchetti da casa, senza doverli per forza acquistare con frutta, verdura, pesce e pane al supermercato. A stabilirlo è il Consiglio di Stato tramite parere su richiesta del ministero della Salute, che ora dovrà emettere subito una circolare, attesa da ben 4 mesi. Senza di essa, di fatto, non è possibile per gli utenti far valere il proprio diritto, nonostante il parere del Consiglio.

Il consumatore, dunque, potrà adesso "utilizzare sacchetti di plastica autonomamente reperiti" senza l’obbligo di doverli acquistare nel punto vendita, purché essi siano "idonei a preservare l'integrità della merce e rispondenti alla caratteristiche di legge".

Ma non solo si potranno "utilizzare contenitori alternativi alle borse di plastica, comunque idonei a contenere alimenti quali frutta e verdura, autonomamente reperito dal consumatore". Quindi ad esempio, contenitori di carta o retine estensibili di cellulosa. "Per talune categorie dei prodotti", la corte stabilisce anche che "il contenitore non sia neppure necessario, fermo restando il primario interesse alla tutela della sicurezza e igiene degli alimenti". 

Automaticamente quindi l’esercizio commerciale non potrà vietare l’introduzione di sacchetti portati da casa.

Dal 1 gennaio i sacchetti bio sono a pagamento

Il dibattito si era aperto dopo l’entrata in vigore della Legge n.123 del 3 agosto 2017 che stabilisce appunto che dal 1 gennaio 2018, anche i sacchi leggeri e ultraleggeri (quelli con spessore della singola parete inferiore a 15 micron) con o senza manici usati per il trasporto di merci e prodotti sfusi o come imballaggio primario in gastronomia, macelleria, pescheria, ortofrutta e panetteria, devono essere biodegradabili e compostabili secondo la norma Uni En 13432, con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile di almeno il 40% e devono essere distribuiti esclusivamente a pagamento ad un costo che varia dai 2 ai 3 centesimi.

Cosa che aveva fatto infuriare i consumatori che, presi dalla frenesia del momento, avevano iniziato a pesare il singolo mandarino. In un articolo, vi spiegavamo perché non credere alle numerose notizie o meglio bufale circolate sul web.

sacchetto bio da casa

Arriva il sacchetto da casa

Una vittoria per le retine riutilizzabili, buste di carta, sporte e sacchetti acquistati autonomamente. Il parere del Consiglio di Stato, reso nell'adunanza del 21 marzo e pubblicato il 29 marzo, sottolinea che bisogna contemperare le esigenze del consumatore con quelle di tutela della sicurezza ed igiene degli alimenti. 

E alla luce di questo, "laddove il consumatore non intenda acquistare il sacchetto ultraleggero commercializzato dall'esercizio commerciale per l'acquisto di frutta e verdura sfusa", è corretto che "possa utilizzare sacchetti in plastica autonomamente reperiti solo se comunque idonei a preservare l'integrità della merce e rispondenti alla caratteristiche di legge. In tal caso, richiamando le considerazioni già svolte, non sembra possibile per l'esercizio commerciale vietare tale facoltà".

Su chi debba controllare se il sacchetto introdotto sia idoneo non è ancora chiaro, ma la decisione dei giudici è un punto a favore dell’ambiente perché incentiva il riciclo e combatte l’inquinamento. Senza dimenticare che un’altra alternativa può essere quella di comprare frutta e verdura a km zero o direttamente dal fruttivendolo di fiducia.

La guerra agli imballaggi inutili continua

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Ma non solo. Ognuno di noi può fare qualcosa per combattere l’uso smodato della plastica. Ha senso confezionare frutta e verdura che già per natura, grazie alla buccia, hanno una loro protezione? #svestilafrutta è la campagna social che greenMe.it ha lanciare contro l'abuso degli imballaggi in plastica, clicca qui per partecipare.

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