stadio_olimpico_londra_2012

Lo stadio olimpico di Londra sorgerà su centinaia di tonnellate di torio e radio. A dichiararlo, il quotidiano britannico Guardian che ha recentemente condotto un’indagine sul sito olimpico dell’East London riportando numeri e dichiarazioni di esperti e addetti ai lavori.

Secondo alcuni documenti ottenuti dal quotidiano, grazie al Freedom of Information Act, l’area in costruzione per i giochi 2012 conterrebbe centinaia di tonnellate di rifiuti radioattivi mischiati con rifiuti a bassa radioattività e stoccati in celle apposite.

L’Olympic Delivery Authority, responsabile delle infrastrutture del parco olimpico, ha dichiarato che non ci sarebbero rischi per atleti e spettatori, ma il quotidiano sottolinea che potrebbero essercene se, come pianificato, dopo le Olimpiadi lo stadio verrà demolito per far posto ad una nuova area residenziale.

Una prospettiva inquietante, avallata dalle considerazioni dell’esperto indipendente John Large che, sulle pagine del Guardian, ha dichiarato: Ci potrebbe essere un grosso pericolo per le popolazioni che resteranno nelle vicinanze e servirà come minimo un nuovo studio del rischio radiologico.

Sentimento condiviso da Andrew Boff, membro e portavoce alle olimpiadi della London Assembly. A seguito delle recenti rilevazioni, Boff ha tempestato di domande il sindaco di Londra Boris Johnson per conoscere le sue intenzioni sulla faccenda. Il politico britannico vuole sapere se Johnson avvierà un’indagine indipendente per risalire alle modalità di stoccaggio del materiale radioattivo.

Non solo, Boff sta anche sollecitando il sindaco affinché richieda all’Olympic Park Legacy Company, responsabile della trasformazione del sito in un’area metropolitana a fine giochi, di avviare un’indagine sui costi addizionali per le operazioni di riqualificazione necessarie allo sviluppo dello stesso.

Grande preoccupazione tra le imprese edili attive nella zona. Steve Wielebski, direttore della divisione sviluppo del Miller Homes, ha consigliato caldamente a tutti gli imprenditori edili di far esaminare accuratamente i siti prima di iniziare qualsiasi progetto di costruzione.

Ma come è stato possibile avviare i lavori in un’area contaminata?

Prima del Parco Olimpico, l’area sotto inchiesta è stata sede di industrie inquinanti e discariche. Torio e radio venivano sotterrati abusivamente nonostante le restrizioni sullo stoccaggio del Radioactive Substances Act. Durante gli anni ’50 e i primi anni ‘60 l’occultamento nel sottosuolo di sostanze radioattive era all’ordine del giorno.

A luglio 2008, l’ODA (Olympic Delivery Authority) ha riscontrato la presenza di 40 metri cubi, circa 50 tonnellate, di rifiuti radioattivi per un livello di inquinamento tre volte eccedente i parametri consentiti. Sommati ai 1.500 metri cubi di rifiuti a bassa radioattività, però, il livello di inquinamento complessivo non superava la soglia limite.

Sulla base di questi dati, l’Agenzia ambientale britannica non ha posto veti dichiarando che i livelli di contaminazione nei rifiuti del sito olimpico rientravano nella norma. Gli scarti, inoltre, risultavano eliminati correttamente, senza infrangere leggi o regole.

Informazioni, queste, in contrasto con l’analisi di John Large il quale, riesaminando i dati contenuti nel dossier di Mike Wells, della Freedom of Information, ha riscontrato una mal interpretazione delle direttive sulla regolamentazione delle sostanze radioattive da parte dei tecnici dell’ODA.

Che i dati siano stati manipolati per salvare il valore commerciale dei lotti olimpici?

L’ODA ha negato qualsiasi incomprensione o manipolazione dei dati, sottolinenando che è stata proprio l’agenzia ambientale britannica a incoraggiare lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi in celle apposite. Dichiarazioni confermate dall’agenzia ambientale britannica che ha motivato ogni decisione ricordando i bassi livelli di radioattività dei rifiuti in questione.

Il direttore alle infrastrutture dell’ODA, Simon Wright, ha dichiarato: Il parco olimpico e tutti i luoghi limitrofi sono completamente sicuri con misurazioni che hanno rilevato radiazioni che non superano i livelli consentiti per legge, livelli che le persone incontrano nella vita di tutti i giorni.”

Resta scettico John Large, che ha avviato un’inchiesta indipendente per eliminare ogni dubbio sui reali rischi per operai e residenti della zona.

Serena Bianchi

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