vuoto a rendere

Vuoto a rendere, si inizia a far sul serio. Inizia dunque la fase sperimentare del decreto grazie al quale il vetro, la plastica e altri materiali potranno essere riutilizzati fino a 10 volte.

Con una piccola cauzione, pagata al momento dell'acquisto e restituita alla fine dell'utilizzo da parte dei clienti, si potranno sfruttare a lungo i contenitori, evitando lo spreco e la produzione di rifiuti. È stato pubblicato il 25 settembre in Gazzetta Ufficiale, il regolamento che attua la misura del “Collegato Ambientale” destinata a prevenire la produzione dei rifiuti di imballaggio monouso.

Si comincia su base volontaria per un anno. Bar, ristoranti e alberghi potranno decidere di aderire all'iniziativa che prevede la restituzione di bottiglie riutilizzabili. Un simbolo all’ingresso degli esercizi commerciali e dei punti di ristoro li identificherà come aderenti alla fase sperimentale del vuoto a rendere per le bottiglie di birra e acqua minerale.

Secondo quanto prevede il nuovo regolamento, il valore unitario della cauzione sarà proporzionale al volume dell'imballaggio e sarà compreso tra 0,05 e 0,3 euro. L'importo della cauzione

“in nessun caso comporta un aumento del prezzo di acquisto per il consumatore e rimane invariato in tutte le fasi di commercializzazione della filiera”.

La proposta, avanzata da Stefano Vignaroli, deputato del M5S sembra dunque essere diventata in parte realtà, almeno per la fase sperimentale. Al momento, le norme riguardano le bottiglie di volume compreso tra gli 0,20 e gli 1,5 litri.

"Due anni dopo il Collegato ambientale e dopo mesi di pressioni finalmente il ministro dell’Ambiente Galletti ha messo la firma al regolamento che reintrodurrà il vuoto a rendere, frutto di una nostra battaglia di anni" dichiara il deputato del MoVimento 5 Stelle Stefano Vignaroli. "Riusciremo già a ridurre notevolmente la produzione di imballaggi e speriamo anche che le amministrazioni comunali si facciano attori di campagne di sensibilizzazione e informazione, dato che il governo non ha voluto incentivare la norma in nessun modo per premiare lo sforzo virtuoso dell'esercente, non investendo alcun impegno di spesa. Il nostro impegno continuerà per far sì che la sperimentazione possa essere un successo".

Due sono gli obiettivi del decreto, secondo quanto esposto dal Ministero dell'ambiente: in primo luogo sensibilizzare i cittadini sull'importanza del riuso in vista della riduzione della produzione dei rifiuti:

“Infatti, gli stessi contenitori - bottiglie più resistenti in vetro, plastica o altri materiali - potranno essere riutilizzati oltre dieci volte prima di divenire scartospiega il Ministero.

Inoltre, grazie al sistema di monitoraggio, in un secondo momento si valuterà la fattibilità tecnico-economica e ambientale del sistema del vuoto a rendere per estenderla ad altri tipi di prodotto e ad altre tipologie di consumo dopo il periodo di sperimentazione.

“Un Paese proiettato nell’economia circolare come l’Italia – afferma il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – non può che guardare con interesse a una pratica come il vuoto a rendere, già diffusa con successo in altri Paesi. Questo decreto dà una possibilità a consumatori e imprese di scoprire una buona pratica che aiuta l’ambiente, produce meno rifiuti e fa risparmiare soldi”.

Peccato però che per arrivare alla fase di sperimentazione del vuoto a rendere l'Italia abbia impiegato 8 anni. Nel 2009 venne firmata e consegnata una proposta di legge, seguita poi dall'iniziativa Vetro Indietro, ideata da Francesco Ferrante, altro disegno di legge che sottolineava la necessità di reintrodurre anche in Italia il meccanismo del vuoto a rendere, creando una filiera orientata al riuso delle bottiglie di vetro.

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Come fare per aderire?

Dal 10 ottobre si potrà già aderire alla fase sperimentale. Secondo quanto previsto dal DM 3 luglio 2017, n. 142 (in GU n.224 del 25-9-2017), gli esercenti dovranno compilare questo modulo dell'Allegato 1, al momento dell'acquisto di birra o acqua minerale in imballaggi riutilizzabili, per poi inviarlo via mail all'indirizzo [email protected] o consegnarlo al distributore nel caso di filiera di tipo lungo o al produttore di bevande nel caso di filiera di tipo corto, al momento della consegna da parte di quest'ultimo dell'imballaggio pieno.

Per ulteriori informazioni, consulta la Gazzetta ufficiale

Francesca Mancuso

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