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Rifiuti elettronici, in calo la raccolta. Dopo 5 anni di crescita ininterrotta la raccolta dei RAEE ha subito una battuta d'arresto. A parte il calo delle vendite di apparecchiature dovuto alla crisi, è stato l'aumento del fenomeno della sottrazione di RAEE a maggior contenuto di materie prime ad aggravare il bilancio.

Una parte dei rifiuti elettronici infatti è riuscita a sfuggire ai controlli, disperdendosi in canali paralleli, a volte illegali e spesso ambientalmente non corretti. Per questo, per la prima volta in 5 anni è stato registrato un calo della raccolta di RAEE (-17%). È quanto emerge dal Rapporto di Sostenibilità 2012 presentato ieri a Roma da Ecodom, il Consorzio Italiano per il Recupero e il Riciclaggio degli Elettrodomestici.

Nel corso del 2012, Ecodom ha trattato circa 72.000 tonnellate di RAEE: 35.931 tonnellate di frigoriferi, congelatori, condizionatori; 35.690 tonnellate di lavatrici, lavastoviglie, scalda-acqua, forni, cappe e 332 tonnellate di piccoli elettrodomestici, elettronica di consumo e computer.

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Grazie alla qualità dei processi di trattamento utilizzati, Ecodom ha recuperato 62.000 tonnellate di materie prime seconde, poi reinserite nei processi produttivi, tra cui il ferro (oltre 44.000 tonnellate), seguito da plastica (7.000 tonnellate), rame (2.000 tonnellate) e alluminio (1.700 tonnellate). In questo modo, solo lo scorso anno è stata evitata l’immissione in atmosfera di 790 mila tonnellate di CO2. La Lombardia è la regione più virtuosa con oltre 12.000 tonnellate, seguita da Veneto (oltre 7.000 tonnellate di RAEE), Sicilia ed Emilia Romagna (quasi 7.000 tonnellate).

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Nonostante i risultati raggiunti, il problema degli illeciti rimane. Basti pensare che solo un quarto dei RAEE ogni anno generati nel nostro paese viene gestito dal Sistema RAEE “formale”, come dimostra l’indagine realizzata per Ecodom dalla United Nation University in collaborazione con il Politecnico di Milano e Ipsos. Al contrario, dei tre quarti, pari a circa 700.000 tonnellate all’anno, si perdono le tracce.

Cosa accade a questi RAEE? Essi vengono "intercettati" da soggetti interessati al valore economico delle materie prime più facili da ottenere (rame, ferro, alluminio). totalmente incuranti dei problemi ambientali. Ed è così che i rifiuti vengono spesso esportati illegalmente come "apparecchiature usate" ed ancora funzionanti verso Paesi in via di sviluppo.

Con un procapite di 4 kg all’anno raccolti e correttamente trattati, l’Italia è al 16°posto in Europa, ed è ancora distante dai paesi più virtuosi e soprattutto dai nuovi obiettivi fissati dalla Comunità, pari a circa 12 kg/abitante all’anno entro il 2019 – ha detto il Presidente di Ecodom Paolo Zocco Ramazzo. – Purtroppo in Italia esistono moltissimi flussi 'paralleli', dove scompaiono circa tre quarti dei RAEE generati. Facciamo appello al Parlamento e al Governo perché agiscano con tempestività, intensificando i controlli e semplificando la normativa vigente. L’imminente recepimento della nuova Direttiva UE sui RAEE si prospetta come un’opportunità per limitare questa inaccettabile dispersione e al tempo stesso potenziare la raccolta, valorizzando gli elementi positivi dell’attuale Sistema.”

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L'importanza del corretto smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici purtroppo non è ancora ben compresa. Spiega Giorgio Arienti, Direttore Generale di Ecodom che se tutti i RAEE generati in un anno, pari a 16,3 kg procapite, fossero gestiti con gli stessi standard di qualità di trattamento adottati dai fornitori di Ecodom, il risparmio di emissioni sarebbe di oltre 1.800.000 tonnellate di CO2. La stessa quantità di CO2 assorbita in un anno da un bosco esteso quanto la provincia di Ancona, ossia 2 mila kmq.

Francesca Mancuso

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