Nave_veleni_Regione_Calabria_recupero_fustiL'"Oceano Mare", la nave designata dal Governo per fare i rilievi, è arrivata a Cetraro e si è messa al lavoro in un clima di tensioni e scarsa fiducia. A gran voce si chiede chiarezza sulla vicenda e sono in tanti a manifestare le proprie perplessità sulla capacità dell'imbarcazione di fare luce sul contenuto del relitto affondato, non essendo attrezzata per il recupero dei fusti né, a detta della Regione Calabria, per rilevare la radioattività che crea allarme, e cioè i raggi Alfa.

''Non si sprechino ancora tempo e denaro. Quello che bisogna fare e' recuperare subito i fusti nello scafo del relitto del mercantile affondato a Cetraro''. Anche Ermete Realacci, responsabile Ambiente del Pd scende in campo per chiedere maggiori certezze sull'effettivo contenuto dell'imbarcazione abissata in fondo al mare, per svelare "un tassello fondamentale di una pagina buia della nostra storia". Questo perché, secondo Realacci, ''l'analisi delle acque e dei sedimenti intorno alla nave per quanto utile possa essere può non essere risolutiva e non dare certezze sull'effettivo contenuto dei fusti.

Non è della stessa idea Roberto Menia che parla invece di eccessivo allarmismo: il sottosegretario all'Ambiente arrivato in Calabria per il sopralluogo, dopo l'incontro con i magistrati della Dda di Catanzaro titolari dell'indagine, ha dichiarato che "il prelievo dei fusti, se sarà necessario bisognerà farlo con una serie di procedure di sicurezza". Posizione avallata dallo stesso procuratore Vincenzo Antonio Lombado: "Prelevare i fusti non sapendo cosa contengono potrebbe rivelarsi un'operazione molto pericolosa e che richiede molte cautele. Per ora, se possibile, cercheremo di accertare il contenuto dei fusti così come stanno, in fondo al mare".


Ma la Regione Calabria non ci sta. E in una nota rivendica gli interessi dei calabresi: "non basta che un sottosegretario arrivi qui e affermi, senza dati probatori, che si tratta solo di allarmismo per potere tranquillizzare la gente. [...] si continua a sottovalutare il problema. È necessario, infatti, che venga caratterizzato il carico perché è questo che la gente si aspetta, come dimostra la legittima protesta dei pescatori".

In particolare la Regione contesta la validità degli strumenti presenti sulla Mare Oceano per misurare la radioattività in quanto, in grado di rilevare solo i raggi gamma, "mentre il problema che si potrebbe prospettare di disastro ambientale da inquinamento radioattivo, si riferisce a un diverso tipo di sostanza che emette raggi alfa".

I raggi gamma, infatti, che sono identici ai raggi x (tranne per il fatto di non essere artificialmente prodotti), sono quelli più pesanti, di tipo cumulativo che permettono di calcolare i danni effettivi sulla salute in quanto, avendo un effetto "ad onda", causano problemi immediati, come una specie di proiettile invisibile capace di uccidere in poche ore. Diverso è discorso per i raggi alfa che, invece, sono particelle e funzionano alla stregua di bombe ad orologeria, penetrando all'interno del corpo umano attraverso la respirazione di polveri radioattive e manifestandosi negli anni successivi sotto forma di cellule tumorali. Ed è di questi che bisogna preoccuparsi, di questi che bisogna accertarsi della presenza.

Soprattutto visto l'aumento dei casi di cancro riscontrati nella popolazione costiera dell'Alto Tirreno cosentino. Mai come quando è in gioco la salute dei cittadini, la rapidità nel fare chiarezza diventa un diritto inalienabile.

Simona Falasca

Foto: Legambiente


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