Ecomafie_accordo_ministero_ambiente_dnaLa nave dei veleni ha riportato l'attenzione di Governo e media sulle cosiddette Ecomafie, ovvero tutti quei reati di stampo mafioso legati ai temi ambientali che, come emerso dall'ultimo rapporto di Legambiente, solo nel 2008 sono stati 25.776. Proprio per cercare di contrastare efficacemente questi crimini ambientali è stato firmato oggi a Palazzo Chigi un protocollo di intesa tra il Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo e il procuratore della Direzione nazionale antimafia Pietro Grasso per "unire le forze" e fare muro, in particolare contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nello smaltimento illecito dei rifiuti, un "business" che sta diventando una delle attività più lucrose per le cosche.

Un costante "collegamento informativo" e uno scambio cadenzato di dati utili tra Governo e Dna per favorire un migliore coordinamento e l'ottimizzazione dell'attività di indagine: questo l'obiettivo alla base dell'accordo che ha avrà durata di 3 anni e sarà rinnovabile. Perché, come sottolineato dal procuratore Grasso "il mio ufficio ha bisogno di informazioni per poter lavorare meglio".

E tali informazioni verranno trasmesse, salvo cari urgenti in cui saranno contestuali, dal ministero alla Dna ogni tre mesi, mentre dal canto suo, la Direzione nazionale antimafia si impegna a comunicare annualmente al Ministero gli esiti della propria attività, chiaramente nel rispetto della normativa sul segreto investigativo e delle proprie competenze.

In questo modo si avrà la possibilità di verificare quali e quanti soggetti indagati dagli organi di polizia giudiziaria, per reati legati alla gestione dei rifiuti, siano anche coinvolti nei processi di criminalità mafiosa. Anche perché le indagini sugli illeciti ambientali fino ad oggi, sono state svolte (tranne il caso della Campania) dalle procure ordinarie in quanto, cosicché i reati contestati, almeno inizialmente, si limitavano ad essere di semplice associazione a delinquere. Con questo protocollo invece si coinvolgerà la Direzione antimafia sin dall'inizio dell'indagine per meglio valutare eventuali colluttazioni con la criminalità organizzata.
Inoltre verrà istituito anche un gruppo operativo di 12 persone di cui 3 designate dalla Dna, 3 dal Ministero dell'Ambiente, e tra le restanti 6, un membro ciascuno scelto rispettivamente dall'Ispra, dal comando dei Carabinieri per la tutela ambientale, dalla Polizia, dalla Guardia di finanza e da quella costiera.

In più, per promuovere e diffondere il valore del rispetto dell'ambiente e della legalità, saranno organizzate iniziative di carattere educativo, formativo e culturale nelle scuole, nelle aziende e nelle istituzioni locali.

Simona Falasca

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