Yarsagumba, il viagra dell’Himalaya rischia l’estinzione. Ed è colpa dell’uomo

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Il suo soprannome è ma è noto anche come viagra dell’Himalaya. Un fungo afrodisiaco molto noto ma che adesso rischia di sparire a causa dei cambiamenti climatici e dell’eccessivo sfruttamento.

Chiamato anche yarchagumba, yartsa gunba, yatsa gunbu, il fungo parassita Cordyceps (Ophiocordyceps sinensis) cresce uccidendo sottoterra le falene tibetane durante la fase larvale. Sulla testa della larva morta nasce questo minuscolo fungo che fuoriesce dal terreno solo di qualche millimetro. Una sorta di misterioso ibrido tra pianta e insetto.

Secondo la medicina tradizionale cinese, una volta bollito o aggiunto al té o alle zuppe, può agire da afrodisiaco, curare il cancro e combattere l’affaticamento. Affermazioni non confermate scientificamente. Anche se in Oriente si usa da secoli, e nonostante l’assenza di prove scientifiche, la domanda di viagra dell’Himalaya è decollata dagli anni ’90.

Lo Yarsagumba viene raccolto dagli abitanti dei villaggi nepalesi che lo vendono per più di 25 dollari al grammo (circa 22 euro) ma i prezzi al dettaglio possono raggiungere anche i 130 € in base alla ricchezza o alla scarsità del prodotto.

Secondo quanto riportato dall’Agence France-Presse (AFP), la crescita della domanda ha fatto scarseggiare le forniture di yarsagumba. Gli abitanti dei villaggi che in un mese hanno raccolto da 150 a 200 pezzi del fungo ora ne trovano solo poche unità, da 10 a 30 pezzi.

I cambiamenti climatici sono una delle possibili causa della riduzione. Le regioni in cui il fungo cresce, negli ultimi anni, hanno sperimentato livelli più bassi di neve e pioggia e temperature più elevate.

Uno dei pochi studi sullo Yarsagumba è stato condotto da Uttam Babu Shrestha, studente di dottorato presso l’Università del Massachusetts di Boston. Shrestha ha scoperto che gli abitanti del villaggio che lo raccolgono vivono in regioni montuose che contengono poche risorse naturali e dove la produttività agricola è bassa, rendendo il fungo la loro principale fonte di reddito.

Nella sinossi del progetto per uno studio finanziato dalla Rufford Small Grants Foundation, Shrestha ha scritto che l’esaurimento del fungo avrebbe un impatto grave sull’economia e sulla cultura di queste popolazioni. La ricerca, pubblicata nel 2012 su Nature, ha calcolato che il mercato globale di yarsagumba si aggiri tra 5 miliardi e 11 miliardi di dollari. La raccolta di questi funghi rappresentava il 40% del reddito da reddito rurale nella regione autonoma del Tibet, in Cina.

Ma non è tutto. Le forniture scarse e i prezzi elevati hanno anche provocato maggiori tensioni tra i cacciatori di funghi, che pagano anche 100 dollari ciascuno per le licenze annuali di raccolta. Sette uomini nepalesi sono stati trovati morti nel 2009, probabilmente uccisi per il loro prezioso bottino di yarsagumba.

Ancora una volta, l’estinzione di questo fungo è da imputare all’uomo.

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Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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