Agli uccelli di Chernobyl si è ridotto il cervello

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Gli animali che vivono nelle zone contaminate dal materiale radioattivo di Chernobyl hanno dimensioni ridotte del cervello. Queste le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori dell’Università del Sud Carolina in collaborazione con l’Università di Parigi-Sud pubblicate sulla rivista online Plos One che hanno analizzato un campione di 550 uccelli appartenenti a 48 specie diverse sottolineando come in questi volatili la massa cerebrale sia più piccola del 5% rispetto ai loro simili che vivono in altre zone.

La riduzione del cervello è risultata ancora più significativa negli animali più giovani, fino ad un anno di età, fatto questo che dimostrerebbe una certa correlazione tra l’effetto delle radiazioni e lo sviluppo cerebrale, molto più accentuato in individui con cervelli più grandi che beneficiano di un vantaggio di redditività.

Ma come avverrebbe tale riduzione? Il meccanismo alla base non è ancora chiaro anche se i ricercatori hanno ipotizzato la tesi secondo cui elevati livelli di radiazioni indurrebbero uno stress ossidativo tale da mobilitare gli antiossidanti prodotti dall’organismo per ridurrne gli effetti negativi, che, non più disponibili, si ripercuoterebbero sulle dimensioni cerebrali.

Ma potrebbe essere la radiazione stessa a causare errori di “programmazione” nello sviluppo cerebrale, anche se in tal caso si dovrebbe poter riscontrare effetti simili anche su altri organi. Una terza ipotesi dello scarso sviluppo è legata alla diminuzione delle popolazioni di insetti e invertebrati preda di questi uccelli, ma, ci tengono a precisare i ricercatori, non sono noti esempi di animali allo stato selvatico in cui una carenza di cito si sia tradotta in una riduzione delle dimensioni del cervello.

Simona Falasca

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Direttore responsabile ed editoriale di greenMe. Ha una laurea in Scienze della comunicazione e un'esperienza pluriennale negli uffici stampa. In greenMe ha trovato il modo di dare sfogo alla sua "natura" più vera.
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