La scoperta del rospo ritenuto estinto da 30 anni offre speranza in piena apocalisse degli anfibi

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Se il rospo arlecchino Mindo ha sviluppato una resistenza al fungo che sta causando l’estinzione di massa degli anfibi, potrebbe essere un segno che l’epidemia globale si sta attenuando.

Era ritenuto estinto. Dopo oltre 30 anni il rospo arlecchino Mindo è stato riscoperto lo scorso agosto da un team di biologi dell’Università del New Brunswick, offrendo nuove speranza per gli anfibi, che stanno letteralmente scomparendo.

Guidati a Melissa Costales, gli scienzati durante il mese di agosto 2019 si sono recati presso una riserva privata dell’Ecuador in cerca di rane della pioggia, piccoli anfibi marroni molto simili a foglie cadute. Mentre il fresco della notte si avvicinava, la squadra aveva già trovato quasi una dozzina di esemplari di rane della pioggia. A quel punto, uno degli scienziati ha notato una strana macchia di colore verde brillante.

Dopo 30 anni, dal lontano 1989, davanti ai loro occhi vi era una creatura a dir poco leggendaria, l'(Atelopus Mindonensis). Il rospo arlecchino Mindo, come viene chiamato, si riteneva ormai estinto a causa dell’attacco di una malattia fungina chiamata chitridimicosi.

Il rospo un tempo era il simbolo di Mindo, una pittoresca cittadina situata nella foresta pluviale nel nord-ovest dell’Ecuador. La riscoperta è considerata un “miracolo” della resilienza della natura. Tra tutti i rospi arlecchini estinti (genere Atelopus) in Ecuador, il Mindo era  il  più improbabile da riscoprire, poiché le foreste pluviali in cui vive sono le più documentate nel paese, e nessuno lo aveva visto dal lontano 1989.

Negli ultimi tre decenni, i funghi hanno decimato le popolazioni di anfibi in tutto il mondo generando una vera e propria apocalisse.

La malattia interrompe la capacità degli animali di assorbire ossigeno e acqua attraverso la loro pelle. Il genere Atelopus è stato quello colpito più duramente ma la riscoperta del rospo arlecchino Mindo potrebbe significare che c’è ancora speranza per questa famiglia di anfibi.

rospo arlecchino

@Foto di Jose Vieira

Esistono 25 specie di Atelopus in Ecuador, e tutte sono attualmente classificate come minacciate, in pericolo di estinzione o presunte estinte. Più della metà delle specie non è stata vista dagli anni ’80.

Il rospo arlecchino Mindo è davvero minuscolo, misura infatti poco più di un cm. È di colore verde e giallo e presenta macchie marroni. I suoi occhi sono di un nero intenso, con le iridi che sembrano circondate da una lamina d’oro. Le sue “mani” sembrano indossare guanti.

Dopo che Costales e i colleghi lo hanno osservato l’11 agosto scorso, sono tornati nella stessa riserva. Di quest’ultima, già ad eccesso riservato, non è stato rivelato il nome per salvaguardare la specie. Qui, durante la seconda visita, sono stato individuati altri 5 rospi, di cui 3 erano giovani. Una buona notizia perché indica che probabilmente la specie si sta riproducendo.

“Nel momento in cui ho visto quel piccolo rospo verde, ho immediatamente riconosciuto che era qualcosa che avrebbe sorpreso la comunità scientifica”, ha detto César Barrio-Amorós, autore principale dello studio. “La scoperta di questa popolazione relitta offre un’opportunità unica per monitorare e studiare le specie per sapere perché è diminuita.”

 

Gli scienziati hanno individuato una serie di anfibi che hanno sviluppato una resistenza alla citride ma, come nel caso del coronavirus nell’uomo, non ci sono informazioni sufficienti per conoscere come avvenga il processo di guarigione.

rospo arlecchino

@Foto di Jose Vieira

Anche se la scoperta ha fatto gioire gli scienziati che si occupano di salvaguardare queste specie, è troppo presto per festeggiare. L’uso di pesticidi a monte del luogo in cui sono stati trovati i rospi, l’arrivo di malattie infettive diffuse dall’uomo e l’introduzione inaspettata di trote, tutti scenari estremamente probabili, possono gravemente pesare su quest’ultima popolazione, spazzandola via definitivamente.

Per salvare il rospo dall’estinzione, Tropical Herping ha unito le forze con il Centro Jambatu per avviare un progetto a lungo termine per monitorare la salute della popolazione e stabilire una colonia ex situ nel caso in cui la popolazione selvatica scompare.

Fonti di riferimento: tropicalherping, Herpetology Note

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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