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Come gli umani, anche gli alberi vogliono che i loro frutti abbiano successo nella vita una volta caduti dal ramo

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Il profumo e la dolcezza dei frutti maturi non sarebbero altro che una strategia messa in atto dalle piante per favorire la dispersione dei loro semi, secondo questo studio

Sapete perché i frutti sono così dolci, succosi e buoni? Le piante da cui provengono si sono evolute apposta per produrre frutti appetitosi, che attirassero animali e esseri umani a mangiarli, e per una ragione ben precisa: fare in modo che i loro semi vengano dispersi nell’ambiente e contribuiscano alla riproduzione della pianta stessa. Proprio come gli esseri umani con i figli, anche le piante vogliono che i propri frutti abbiano “successo” una volta caduti dal ramo e per fare questo c’è bisogno che i semi che contengono vengano piantati lontano dalla pianta madre – per ridurre al minimo la competizione per acqua, luce ed elementi nutritivi. Purtroppo, però, le piante hanno radici ben ancorate al terreno e non possono disperdere da sole i propri semi.

Ecco perché le diverse specie vegetali hanno messo a punto tecniche creative affinché i loro semi vengano dispersi nel migliore dei modi. Alcune piante, come l’Hackelia virginiana, hanno reso i propri semi estremamente appiccicosi, in modo che possano attaccarsi al corpo degli animali e viaggiare con loro. Altre, come per esempio l’acero, hanno creato delle minuscole “ali” per i loro semi, che viaggiano mossi dal vento. La maggior parte delle piante, tuttavia, si serve degli animali – e, in particolare, del loro apparato digerente – per diffondere i semi nell’ambiente: ecco perché i semi sono nascosti in frutti dolci e succosi, che invitano ad essere mangiati. Ma non solo: per attirare gli animali, oltre al sapore zuccherino i frutti offrono anche altre caratteristiche, come il colore vivace, il profumo caratteristico e gli elementi nutritivi che rappresentano un bonus per chi li mangia.

Tuttavia, le piante hanno insito anche un “calendario” per attrarre gli animali al momento giusto: se i frutti fossero appetibili sempre, gli animali li mangerebbero anche prima che i semi abbiano raggiunto la maturazione tale per essere piantati. Per scongiurare questo rischio, le piante modificano le caratteristiche dei frutti per segnalare quando i semi sono pronti – ecco perché i frutti maturi sono molto più profumati dolci rispetto a quelli acerbi, è il loro modo di comunicare che i semi al loro interno sono pienamente sviluppati e pronti per essere seminati. Al contrario, i segnali di non maturazione dei semi – sapore aspro, assenza di profumo o addirittura presenza di sostanze tossiche – sono volti ad allontanare gli animali e ad impedire che distruggano i frutti non ancora maturi.

I ricercatori del College of Science dell’Università della Virginia hanno osservato il meccanismo di dispersione dei semi nelle foreste della Costa Rica e hanno notato che un particolare tipo di pianta (chiamata Piper sancti-felicis) produce frutti che vengono mangiati dai pipistrelli locali, ma solo per metà: il frutto contiene infatti sostanze difficili da digerire per gli animali, che lasciano il frutto a metà. In un sistema di diffusione dei semi così efficiente, perché rendere il frutto indigesto al punto che i pipistrelli non riescono a finirlo?

Secondo i ricercatori, si tratterebbe in questo caso di una “doppia semina”: dopo che i pipistrelli hanno lasciato il frutto mangiato a metà a terra, sono le formiche ad intervenire, consumando tutta la polpa e lasciando i semi fuori dal loro formicaio – questo permetterebbe una semina comunque efficace. Questa osservazione dimostra ancora di più che esistono complesse relazioni fra piante, frutti, sostanze chimiche e animali, e che sono molti i fattori da considerare nel processo di semina che possono determinare il successo (o l’estinzione) di una certa pianta.

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Fonte: Trends in Ecology & Evolution

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Ho 25 anni e sono laureata in Lingue Straniere. Sono da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile. Tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.
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