Le cucine plastic free che durano una vita

Queste piante ornamentali sono tossiche: possono provocare eritemi e disturbi intestinali

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Abbelliscono i nostri appartamenti e i nostri giardini e, spesso, sono disposte nelle piazze delle città: molte piante ornamentali, e quindi non solo le erbe spontanee, possono risultare tossiche (talvolta persino letali), se toccate o ingerite. In alcuni casi possono essere pericolose anche per la semplice inalazione del profumo che emanano. E allora quali sono le piante ornamentali da cui stare alla larga? E perché?

Pochi conoscono, di fatto, il rischio di reazioni legate al contatto della pelle o delle mucose con le piante, anche di quelle popolarissime, come l’oleandro, per esempio, o la Dieffenbachia. È anche probabile che se alcune causano reazioni della pelle e delle mucose, altre siano in grado di provocare fitofotodermatosi: in questo caso, le zone di pelle esposte alla pianta e poi al sole possono arrossarsi eccessivamente e gonfiarsi dolorosamente (è il caso dell’Aloe).

In generale, per evitare prurito, orticaria e reazioni eccessive in caso di esposizione al sole, è sempre meglio indossare guanti e indumenti di copertura quando decidiamo di prenderci cura delle nostre piante. Questo evita il contatto diretto con la linfa, il fusto o le foglie. Ricordiamoci, inoltre, di lavarci sempre le mani dopo il contatto.

Sì, ma perché alcune piante ornamentali possono essere tossiche ?

Perché alcune di esse possono produrre sostanze nocive come gli alcaloidi, ma anche glucosidi, resine, oli volatili e inoltre acido tannico (miscela di diversi glucoderivati dell’acido gallico che si trova come glucoside nelle galle di quercia), acido ossalico (il cui sale di potassio provoca causticazione della parete gastrica, vomito, spasmi tetanici, albuminuria, uremia, anuria, ecc.), tossialbumine (proteine tossiche idrosolubili), selenio (elemento non metallico che può agire da veleno enzimatico), che hanno potenzialità velenose.

Ma attenzione: la tossicità di una specie vegetale e quindi la sua pericolosità nei confronti dell’uomo è estremamente variabile, perché si modifica in funzione dell’età della pianta stessa, della natura del terreno, delle condizioni climatiche in cui la pianta vive, ma anche delle nostre stesse condizioni di salute.

Ecco le piante più tossiche, secondo un opuscolo offerto dal Ministero della salute:

Anemone

(Anemone coronaria)

Dal caratteristico calice del fiore di colore blu, rosso o bianco. È diffuso nei boschi in zone montane e submontane in Europa, Asia, America Settentrionale.

L’eventuale ingestione della pianta – può essere nociva la pianta intera – può causare infiammazione dell’apparato digerente e reni, crampi, stato di incoscienza, morte per insufficienza respiratoria:

Per contatto: vescicole e ulcere.

Agave

(Agave Uthaensis)

La si ritrova spesso nei giardini delle località costiere mediterranee. La sua parte nociva sono le foglie, grandi e carnose, che per contatto possono provocare eritema, prurito e vescicole.

Agrifoglio

(Ilex aquifolium)

Dalla corteccia liscia, grigiastra, con foglie sempreverdi ovalate e lucide, con spine, fiori bianchi e frutti bacchiformi rossi, l’agrifoglio si trova nei boschi montani o submontani, in particolare di castagni e querce.

Per ingestione può portare a nausea, vomito, diarrea, crampi addominali e disidratazione.

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Ciclamino

(Cyclamen europeaum)

È una pianta erbacea, perenne con radice tuberosa, foglie sempreverdi e maculate d’argento a forma di cuore, corolla di varie sfumature lilla a cinque lunghi petali rivolti in alto, dal profumo delicato. Cresce nelle boscaglie o boschi radi di latifoglie e su terreni sassosi ricchi di calcio.
Parte nociva è tutta la pianta.

Per ingestione può provocare nausea, vomito, diarrea, crampi addominali, disidratazione, emolisi dei globuli rossi e paralisi dei centri respiratori.

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Dieffenbachia

(Dieffenbachia maculata)

È una pianta che può crescere fino a 2 metri di altezza, dalle foglie oblunghe di colore verde o maculate con ampie screziature color crema. La parte eventualmente nociva sono le foglie e la linfa.

Per contatto può provocare edema delle mucose della bocca e della gola e disfagia.

Edera

(Hedera helix)

È considerata simbolo di amore e di amicizia, ma non tutti sanno che questo bellissimo rampicante sempreverde può portare a un po’ di fastidi, come:

per contatto: irritazione cutanea

per ingestione: nausea e vomito fino alla depressione cardiorespiratoria

In ogni caso, la parte nociva sono le bacche, ma anche tutte le parti della pianta.

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Elleboro (Rosa di Natale)

(Helleborus niger)

È una sempreverde con foglie con lungo picciolo. La parte nociva è la radice e può provocare:

per contatto: ulcere cutanee

per ingestione: scialorrea, nausea, vomito, diarrea, aritmia, convulsioni, collasso

Filodendro

(Philodendron pertusum)

Se da un lato ha ottime proprietà farmacologiche (contro i reumatismi, infatti, è eccezionale il decotto di tutte le parti della pianta), dall’altro non tutti sanno che il filodendro può causare eritemi o prurito diffuso se toccata.

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Ginestra

(Spartium junceum)

Arbusto tanto caro a Leopardi, dalle fronde flessibili povere di foglie e dai fiori giallo vivo, che si trova soprattutto sui pendii aridi e sulle coste rocciose. L’intera pianta può essere nociva.

Per ingestione può provocare vomito, diarrea, dispnea o insufficienza respiratoria.

Lauroceraso

(Prunus laurocerasus)

È un grosso cespuglio con foglie sempreverdi lucenti e fiori piccoli bianchi in grappoli eretti, molto densi. È diffuso in faggete, mentre nei parchi è utilizzato per siepi e spalliere. La parte nociva sono le foglie e i semi.

Per ingestione (di foglie o semi) può provocare odore di mandorle amare nell’alito, vomito, convulsioni, perdita di coscienza, dispnea, paralisi respiratoria.

Mughetto

(Convallaria Majalis)

Si tratta di una pianta erbacea perenne, con foglie ellittiche lanceolate con lungo picciolo, fiori penduli a campanula bianchi e profumati e frutti a bacche rosse sferiche. Si trova nei boschi di latifoglie (querce e faggi).

Per ingestione (è nociva tutta la pianta) può portare a nausea, vomito, diarrea, collasso cardiocircolatorio.

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Narciso

(Narcissus pseudonrcissus)

Pianta erbacea perenne che si trova nei prati montani e nelle boscaglie.

La parte potenzialmente nociva è il bulbo e, per ingestione, può provocare irritazione della mucosa gastrica, nausea, vomito, dolori addominali, bradicardia o ipotensione.

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Oleandro

(Nerium Oleander)

Quanti ne troviamo sulle nostre strade! È un arbusto sempreverde, con foglie lanceolate e fiori che variano dal bianco al giallo e dal rosa al rosso.

La parte nociva sono le foglie, e per contatto possono provocare eritema, prurito e per ingestione: vomito, diarrea, aritmia, ipotensione, disidratazione, midriasi, aritmia, arresto cardiaco.

Peonia

(Peonia officinalis)

Ha grandi foglie ternate e fiori a cinque – dieci petali rosei o rossi, talora bianchi e il suo habitat sono i boschi di faggio e castagno.

Per ingestione: nausea, vomito, dolori addominali. In donne gravide aborto.

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Primula

(Primula obconica)

In questo caso la parte nociva è il succo dei peli ghiandolari che coprono fogli e fusto. È una pianta erbacea perenne, con foglie ampie a margine dentato e fiori di colore bianco, rosa, rosso o viola.

Per contatto: eritema, prurito, eruzioni orticarioidi, infiammazioni congiuntivali, flittene e febbre.

Ranuncolo

(Ranunculus asiaticus)

Pianta erbacea perenne, talvolta anche acquatica e sommersa. Anche in questo caso la parte nociva è il succo dei peli ghiandolari che coprono fogli e fusto.

per contatto: eritema, prurito, eruzioni orticarioidi, flittene, congiuntivite

per ingestione: irritazione ella mucosa orale, vomito, crampi, vertigini, insufficienza respiratoria

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Ricino

(Ricinus Comunis)

È una pianta cespugliosa alta tino a 4 metri, dalle foglie palmate dal lungo picciolo disposte a spirale, fiori a grappolo apicali. Il frutto è una capsula ovoidale o globosa che contiene tre semi di colore giallastro o rossastro, che ricordano il fagiolo. La parte nociva sono i semi.

Per ingestione: (gli eventuali sintomi compaiono dopo circa 10 ore dalla eventuale ingestione): dolori addominali, nausea, vomito, diarrea sanguinolenta, cianosi, shock, insufficienza respiratoria.

Non tutti sanno che: per uccidere un bambino, che facilmente li scambia per fagioli borlotti, sono sufficienti 2-3 semi. Il nome della pianta viene dal latino ricinus = zecca, con allusione all’aspetto dei semi.

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Rododendro

(Rhododendron ferrugineum)

Tutte le parti di questa pianta, che cresce sui pendii alpini erbosi, possono essere nocive.

Per contatto: bruciore della mucosa orale, prurito

Per ingestione: scialorrea, nausea, vomito, sudorazione algida, difficoltà di parola, bradicardia, insufficienza respiratoria, coma.

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Stella di natale

(Euforbia pulcherrima)

È una pianta annuale, con foglie irregolari, dentate. Le foglie apicali diventano di colore rosso; esistono anche varietà rosa e bianche. Le parti eventualmente nocive sono le foglie e il fusto.

Per contatto: eritema, prurito, bruciore congiuntivale, della mucosa orale e faringea

Per ingestione: nausea, vomito, diarrea, perdita di coscienza

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Thuja

(Thuja occidentalis)

Altrimenti detto “albero della vita”, è un arbusto originario dell’America settentrionale o albero sempreverde, dai rami spiegati con foglie squamiformi, aromatiche se sminuzzate, il frutto è una piccola pigna ovoidale a squame allungate ricoprenti semi.

L’intera pianta può essere nociva.

Per ingestione: fenomeni irritativi gastrointestinali

Tulipano

(Tulipa)

Pianta bulbosa perenne a fiori terminali e solitari a calice che si trova per lo più nei campi da febbraio a maggi.

L’intera pianta può essere nociva.

Per contatto: eritema, prurito, bruciore alla mucosa buccale, edema della glottide

Per ingestione: complicanze epatorenali, depressione cardio-respiratoria

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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