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Non è l’ILVA ma la pesca illegale che sta facendo sparire i cavallucci marini a Taranto

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La popolazione dei cavallucci marini in Puglia era la terza più importante del Mediterraneo con oltre 500.000 esemplari, minacciati adesso dalla richiesta pressante dei mercati orientali e dall’inquinamento

La comunità dei cavallucci marini del Mar Piccolo di Taranto era una delle più prospere del Mediterraneo e comprendeva moltissimi esemplari – alla pari delle popolazioni presenti in Spagna (Mar Menor) e Portogallo (Rio Formosa), prosperata nonostante l’inquinamento ambientale provocato negli ultimi decenni dal colosso dell’ILVA (per cui il territorio pugliese paga ancora le conseguenze in termini di vite umane, come ben descritto in questo report).

I ricercatori dell’Istituto per lo studio degli impatti Antropici e Sostenibilità in ambiente marino (IAS), in collaborazione con l’Università di Bari, hanno osservato infatti che questo animale – oltre a difendersi dai predatori mimetizzandosi nell’ambiente attorno a sé – è anche in grado di resistere all’inquinamento ambientale e di far crescere la propria comunità nonostante tutto. In pochi anni, i ricercatori hanno contato circa 500.000 esemplari, diffusi anche in specchi d’acqua poco profondi ed altamente inquinati. Un incredibile esempio di resilienza della natura di fronte ai danni inflitti dall’uomo.

Purtroppo però la resistenza dei cavallucci marini non è bastata a salvarli dalla pesca intensiva e illegale. In soli due anni la popolazione tanto prospera è stata letteralmente decimata, arrivando a contare poche decine di migliaia di esemplari. La pesca di frodo avviene innescando bombe nelle acque più profonde o utilizzando reti di fattura illegale nel nostro paese.

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La principale destinazione dei proventi di questa pesca è il mercato orientale, soprattutto cinese: in Cina, infatti, i cavallucci marini vengono utilizzati in cucina per la realizzazione di cibi e liquori, ma anche nella medicina tradizionale; molto fiorente è il commercio presso le comunità cinesi che si trovano già nel nostro paese, che acquistano partite di cavallucci marini dai pescatori di frodo. La Guardia Costiera di Taranto si impegna nel contrastare la pesca illegale, attraverso sanzioni salate e sequestri ai danni dei pescatori regolati dalle normative nazionali e comunitarie, ma evidentemente non basta a contrastare l’emergenza.

Ricercatori e associazioni ambientaliste si stanno impegnando affinché il Mar Piccolo di Taranto diventi presto un’area marina protetta, riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente e opportunamente tutelata – per proteggere non solo i cavallucci marini che rischiano l’estinzione, ma anche tutta la flora e la fauna della zona.

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Fonti: Corriere di Taranto / HRIC

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Ho 25 anni e sono laureata in Lingue Straniere. Sono da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile. Tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.
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