L’Opossum pigmeo montano a rischio d’estinzione per l’aumento delle temperature

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Opossum australiano a rischio estinzione per colpa del clima che cambia. I cambiamenti climatici ai quali si vede sottoposta la nostra Terra, lo sappiamo, non sconvolgono solo le nostre abitudini o la nostra vita, sono, infatti, enormi e stanno avvenendo su tutto il pianeta coinvolgendo interi ecosistemi fino ad ora perfettamente funzionanti, e questo proprio a causa dell’innalzamento, anche solo di 1 grado, delle temperaure.

Ciò perché ogni cosa, anche se spesso tendiamo a dimenticarlo, é collegata ed ancor di più in natura.

In Australia, una specie di opossum pigmeo montano molto rara (si contano poco più di 2000 esemplari), di circa 14 cm e del peso che si aggira tra i 10 ed i 50 grammi, rischia di essere cancellata proprio dall’innalzamento della temperatura, apparentemente insignficante, causato dall’uomo.

Michael Archer, paleontologo and naturalista dell’Università del New South Wales spiega come questi animali si ibernino durante i 6 mesi più freddi e, grazie agli studi fatti da lui e dal suo team, ci si é presto resi conto di come l’aumento delle temperature – anche solo in un range tra gli 1 ed i 3 gradi – possa non permettere più questa forma di adattamento a tale specie di sopravvivere.

La temperatura, infatti, crescendo, in accordo proprio con gli studi pubblicati sul’ “Australian Zoologist journal”, causa l’assenza di neve, cosa che induce gli opossum ad risveglio anticipato, in disaccordo però con la disponibilità di cibo presente, portandoli così, in ultima analisi, alla morte per mancanza di sostentamento.

L’isolamento è la differenza tra la vita e la morte in questo habitat” sono le parole del dottor Archer.

Solo 1 grado infatti d’innalzamento della temperatura in quest’ habitat sarebbe capace di cancellare nel giro di dieci anni questa specie.

Gli scienziati ora stanno cerando di instaurare una colonia di allevamento nelle foreste pluviali di pianura cercando di fare riacclimatare gli opossum alle temperature più alte presenti proprio negli ambienti a valle, temperature simili a quelle nelle quali vivevano i loro antenati, unica soluzione necessaria per la salvaguardia della specie dai mutamenti climatici.

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La storia, pubblicata dal Guardian nei giorni scorsi mostra quanto le cose siano collegate: infatti, il piccolo marsupiale, ha fatto parte della vita e dell’ecosistema australiano per più di 25 milioni di anni, ma soltanto poco più di 2000 esemplari sono rimasti a vivere sulle montagne tra gli stati New South Wales e Victoria, nella parte sud orientale del paese, ed ora a causa di cambiamenti innescati in un lasso eccessivamente breve di tempo, per loro, se non ricorrendo ad una salvaguardia ed allevamento forzato, non ci sarà più alcuna possibilità di vita naturale e libera.

Kia – Carmela Giambrone

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