Sa Tanca Manna, l’olivastro millenario distrutto dagli incendi in Sardegna, potrebbe salvarsi

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Il suo corpo annerito è un pugno allo stomaco. Ciò che resta di lui sono rami bruciati, cenere e poco altro. Ma forse l’olivastro millenario di Cuglieri, distrutto dai terribili incendi che hanno colpito la Sardegna, riuscirà a sopravvivere.

Non è ancora detta l’ultima parola ma se fino a ieri il maestoso ulivo millenario sembrava spacciato, oggi c’è qualche speranza che possa farcela, che la Natura possa rifiorire laddove l’uomo ha seminato macerie.

Per Sa Tanca Manna, l’ulivo selvatico, c’è ancora qualche flebile speranza. Col suo fusto dal diametro di circa 10 metri e un’altezza di 16 metri e mezzo, questa imponente creatura era il simbolo della zona ma ieri è stato stroncato dalle fiamme.

Dopo l’intervento dei vigili del fuoco, l’ingegnere sardo Ignazio Camarda che ha guidato le operazione di salvataggio ha spiegato:

L’oleastro di Tanca Manna non esiste più. Il suo possente tronco è nascosto dalla amplissima chioma rovinata a terra con i suoi mille rami, i tronchi continuano a bruciare, si affonda nello strato di cenere caldissima, la ceppaia brucia ancora con fiamma vivace, è impossibile fare qualcosa. Una piccola parte basale del tronco sembra meno compromessa.

Durante il sopralluogo, viene fatto concentrare il getto in una parte che potrebbe essere ancora vitale:

Il peggio sarebbe che il ceppo continui a bruciare a partire da qualche pezzo di radice ancora viva sottoterra. Un nuovo pollone consentirebbe di mantenere la memoria di uno degli alberi più belli e annosi della Sardegna, conclude.

E a quanto pare la vita pulsa ancora nel cuore di Sa Tanca Manna, come conferma anche il botanico sardo Gianluigi Bacchetta, secondo cui

Il patriarca riuscirà a sopravvivere. Resterà mutilato e ridotto ai minimi termini, ma la parte di sinistra sembra vitale e l’intervento provvidenziale dei pompieri ha avuto effetto. Il tronco e le radici non ardono più e adesso bisogna continuare a bagnare la rizosfera per fare abbassare le temperature del suolo, poi si vedrà. Ci vediamo mercoledì mattina per verificare insieme se effettivamente queste prime cure hanno avuto l’effetto sperato: bloccare la combustione interna di tronco e radici, abbassare la temperatura del suolo e conseguentemente della rizosfera. Forza, coraggio e resilienza.

Forza Tanca Manna!

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Fonti di riferimento: Facebook/Ignazio Camarda

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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