Ennesimo capodoglio arenato a Gran Canaria. Era incinta

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È storia triste che continua a verificarsi ancora sotto i nostri occhi: la pandemia di coronavirus ci ha distratti, ma anche in questi difficili mesi gli animali hanno continuato a morire a causa dell’inquinamento da plastica. Ultimo è il caso di un capodoglio gravido di ben 9,5 metri trovato morto sulla spiaggia di Arinaga (nella città di Agüimes), a Gran Canaria. Il feto non era più dentro.

Il grande cetaceo, di ben 9 tonnellate, era apparso bloccato in una zona rocciosa di difficile accesso e solo con il lavoro di una dozzina di persone è stato trasferito sulla costa.

Secondo quanto si legge su Canarias7, la necroscopia eseguita sul capodoglio femmina (Physeter macrocephalus)  consente di sostenere, come prima ipotesi, che la sua morte potrebbe aver avuto a che fare con un problema associato alla gravidanza. Lo afferma lo scienziato Manuel Arbelo, dell’Istituto universitario di salute animale dell’Università di Las Palmas de Gran Canaria (ULPGC), sebbene chiarisca che questa diagnosi è in attesa dei risultati delle analisi dei campioni prelevati dall’animale. La necroscopia è stata fatta nell’ecoparco Juan Grande da sette dei membri di quell’istituto. Il feto non era dentro ed usciva dalla vulva dall’utero e dalla vagina. È escluso che sia morto a seguito di una collisione o simile. Ed era morta da almeno due giorni. Presenta molti morsi di squalo.

Come ha ricordato la consigliera Juani Martel, questo è il primo cetaceo che appare in questa zona nel 2020, poiché l’ultimo è stato trovato alcuni anni fa sulla spiaggia di Los Cuervitos, sebbene fosse più piccolo di quello trovato in questi giorni.

Ma ciò non basta. A Tenerife, per esempio, si sono registrate almeno quasi una dozzina di spiaggiamenti di cetacei durante lo stato di lockdown.

Sebbene l’attività umana sia stata ridotta in questi mesi di marzo e aprile, continuano le minacce su queste specie. Durante questo periodo di quarantena, sono state registrate quasi una dozzina di spiaggiamenti”, ha indicato la consigliera del posto, Isabel García.

Le cause spesso sono le collisioni con le navi o gli intrecci con grandi attrezzi da pesca, come conseguenza della grande attività marittima sulle isole. Dopo la dichiarazione dello stato di allarme a causa della pandemia causata da COVID-19, “le attività umane sono state notevolmente ridotte, il che ha permesso una migliore circolazione e avvicinando questi animali alla costa”.

Le Isole Canarie sono il luogo con la più grande diversità di cetacei in Europa. In particolare, sono state registrate fino a 30 specie, di cui tre vivono permanentemente nelle isole (il capodoglio tropicale, il tursiope e il capodoglio). La ricchezza dei suoi fondi e la temperatura delle sue acque fanno sì che più di tremila esemplari attraversino le Isole Canarie ogni anno.

Ma una delle cause di morte più frequenti tra queste meravigliose creature rimangono le “interazioni umane”, vale a dire, noi e tutte le attrezzature da pesca, le navi e la plastica che gettiamo. Solo noi rimaniamo le vere minacce e il motivo principale di migliaia di incidenti mortali.

Fonti: Canarias7Playa de Arinaga(Agüimes) Gran Canaria / Diario De Avisos

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Giornalista pubblicista, classe 1977, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing e correzione di bozze. Direttore di Wellme.it per tre anni, scrive per Greenme.it da dieci. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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