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Il mare di latte visto dallo spazio: ora ha meno segreti lo spettacolare fenomeno di bioluminescenza oceanica

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Il mare di latte, lo spettacolare fenomeno di bioluminescenza oceanica, come visto dallo spazio: un gruppo di ricerca della Colorado State University (Usa) ha raccolto quasi 10 anni di immagini satellitari dello spettacolo, ponendo le basi per nuove ipotesi sull’origine del fenomeno.

Il mare di latte (traduzione di ‘milky sea’) è fenomeno bioluminescente oceanico raro e affascinante, che può essere rilevato da un sensore spaziale altamente sensibile alla luce e che rappresenta la più grande forma conosciuta di bioluminescenza sul nostro pianeta.

Distinto dalla schiuma turbolenta creata dalle scie delle navi, il mare di latte manifesta un bagliore longevo, diffuso e uniforme sulla superficie dell’oceano che può persistere per diverse notti e che si estende per più di 100.000 chilometri quadrati, circa il dimensioni dello stato del Kentucky.

I marinai sperimentano queste condizioni straordinarie solo in alcune aree remote del mondo, soprattutto nell’Oceano Indiano nordoccidentale al largo del Corno d’Africa e nelle acque che circondano l’Indonesia. Prevedere quando, dove e perché si formano i mari lattiginosi rimane un mistero scientifico moderno.

Le descrizioni surreali del fenomeno sono state condivise dai marinai nel corso della storia, trovando posto anche in romanzi d’avventura come ‘Moby Dick’ e ‘Ventimila leghe sotto i mari’, ma più come leggenda e folklore.

In più di 200 avvistamenti registrati risalenti al XIX secolo, solo una volta, nel 1985, una nave da ricerca ha attraversato un mare di latte e ha iniziato a dare spiegazioni scientifiche: il campione d’acqua raccolto all’epoca suggeriva in particolare che un ceppo di batteri, colonizzando una fioritura di alghe sulla superficie dell’acqua, creasse il bagliore, inquadrando il tutto come un esempio di bioluminescenza.

Alcune delle caratteristiche del fenomeno, tuttavia, non sono adeguatamente spiegate da questa ipotesi, soprattutto alla luce delle testimonianze oculari. Il che rende lo spettacolo ancora un mistero per certi aspetti.

Supportati da nuove osservazioni dallo spazio, i ricercatori sono ora in grado di comprenderne molto di più le circostanze: i satelliti Suomi NPP e NOAA-20 raccolgono infatti immagini utilizzando una sofisticata rete di sensori, tra cui lo strumento ‘Day/Night Band’, che rileva quantità molto deboli di luce visibile di notte e scruta nell’oscurità per rivelare il bagliore delle luci della città, le fiamme degli incendi boschivi e molto altro, inclusa, ora, la capacità di vedere i mari di latte.

La Day/Night Band continua a stupirmi con la sua capacità di rivelare le caratteristiche luminose della notte – commenta Steven D. Miller, primo autore del lavoro – Come il capitano Achab di Moby-Dick, la ricerca di questi mari di latte bioluminescenti è stata la mia personale balena bianca per molti anni.

Lo studio ha analizzato tre località in cui vengono spesso segnalati mari di latte, individuando 12 eventi avvenuti tra il 2012 e il 2021, escludendo altre fonti di emissione di luce e usando tecniche sofisticate per trovare le strutture bioluminescenti persistenti che emettono luce oltre il rumore di fondo.

mare di latte visto dallo spazio

©Scientific Reports

Apparendo come una macchia luminosa persistente sull’oceano di notte, questi corpi d’acqua incandescenti si muovono con le correnti oceaniche. Scomparendo alla vista durante il giorno a causa della schiacciante quantità di luce del Sole rispetto al debole bagliore dell’oceano, diventano nuovamente visibili al satellite di notte.

L’abbinamento delle osservazioni satellitari con le misure della temperatura superficiale del mare, della biomassa marina e delle correnti superficiali marine analizzate, ha portato gli autori a porre nuove ipotesi per le condizioni uniche che circondano la formazione del mare di latte.

I mari di latte sono semplicemente espressioni meravigliose della nostra biosfera il cui significato in natura non è stato ancora scandagliato – riferisce Miller – Il loro stesso essere racconta una storia avvincente che lega la superficie ai cieli, il microscopico alla scala globale e l’esperienza umana e la tecnologia attraverso i secoli.

Il lavoro è stato pubblicato su Scientific Reports di Nature Research.

Fonti di riferimento: Colorado State University / Scientific Reports / Youtube / Twitter

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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