Nuova specie di mammifero “notturno” potrebbe essere stata scoperta grazie ai “decibel” dei richiami

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Attivi soprattutto di notte tra le chiome degli alberi delle foreste tropicali dell’Africa e dai richiami che superano i 100 decibel: tre nuove specie di mammiferi arboricoli notturni delle foreste montane del Taita, in Kenya, sono stati descritte per la prima volta in un nuovo studio che parte proprio dalle loro bellissime vocalizzazioni.

Sono l’irace arboricolo (Dendrohyrax sp.), la galago maggiore dalle orecchie piccole (Otolemur garnettii) e la galago nana (Paragalago sp.) e la ricercaVocalization Analyses of Nocturnal Arboreal Mammals of the Taita Hills, Kenya”, recentemente pubblicata da un team di ricercatori finlandesi, britannici e keniani, rivela che probabilmente le “urla strozzate” che sono state registrate proprio nelle foreste montane di Taita appartengaono a una specie e a un taxon finora sconosciuti alla scienza.

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Il richiamo dell’irace arboreo può continuare per più di 12 minuti ed è composto da diverse sillabe che vengono combinate e ripetute in vari modi – dicono. E gli animali che cantano sono probabilmente maschi che cercano di attirare le femmine disposte ad accoppiarsi“, continua la principale autrice dello studio, Hanna Rosti dell’Università di Helsinki e del Luonnontieteellinen keskusmuseo Luomus.

Inoltre, lo studio conferma che il galago nano di montagna di Taita, segnalato per la prima volta nel 2002, ma del quale non era stata più trovata traccia per quasi 18 anni potrebbe essere una specie distinta.

Quel che è certo è che i dati confermano che la sottospecie di galago maggiore dalle orecchie piccole che vive nelle colline di Taita è Otolemur garnettii lasiotis. I richiami del galago nano delle colline di Taita ricordano da vicino quelli della galago nano della costa del Kenya ( Paragalago cocos ), spiegano gli esperti, per cui la popolazione delle colline Taita appartiene probabilmente a questa specie. I galago nani delle colline di Taita sono geograficamente isolati  da altre popolazioni di galago nani e vivono nella foresta pluviale montana, che è un habitat insolito per P. cocos.

Curiosamente, due sottopopolazioni di galago nane che vivono in zone boschive separate nelle colline di Taita, Ngangao e Mbololo, hanno richiami di contatto chiaramente diversi. I Paragalagos nella foresta di Mbololo possono rappresentare una popolazione di P. cocoscon con un repertorio di richiami derivati o, in alternativa, possono effettivamente essere galagos nani di montagna ( P. orinus ). Quindi, le differenze nell’habitat, nel comportamento e nella struttura dei richiami di contatto suggeriscono che potrebbero esserci due diverse specie di Paragalago nelle foreste montane delle colline di Taita“.

Ora i risultati del nuovo studio suggeriscono anche che le due popolazioni di galago nano presenti nelle colline di Taita possono appartenere a specie diverse. I richiami degli animali della popolazione più piccola sono molto simili a quelli del galago nano della costa del Kenya, una specie che in precedenza si pensava vivesse solo nelle foreste costiere a bassa quota. I richiami peculiari della seconda popolazione non possono ancora essere collegati con certezza a nessuna specie conosciuta».

Un altro autore dello studio, Henry Pihlström del  Molecular and Integrative Biosciences Research Programme dell’Università di Helsinki, che ha esaminato la tassonomia degli iraci e dei galaghi arborei, ricorda che “la tassonomia di molti mammiferi notturni rimane poco conosciuta e molte popolazioni non sono state ancora studiate“.

Tanto per cambiare, però, il “nuovo” galago sembra già essere sull’orlo dell’estinzione. Jouko Rikkinen, altro autore della ricerca e studioso del biota delle colline Taita dal 2009, avverte che di fatto il futuro dei galaghi nani di montagna Taita e di altre specie animali e vegetali endemiche dipende dal futuro delle foreste montane autoctone delle colline Taita.

Un paradosso: le colline di Taita appartengono all’Eastern Arc Mountains, che sono un prezioso hotspot della biodiversità globale. Qui il numero di specie endemiche è notevolmente alto eppure la loro estizione è dietro l’angolo.

Fonte: Discovery

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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