©Guillermo Ossa/Shutterstock

Gli ippopotami di Pablo Escobar hanno colonizzato i fiumi della Colombia. E ora vogliono abbatterli tutti

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Escobar ne aveva importati 4. Nel 2014 erano 60. E ora in Colombia ci sono ben 141 ippopotami. Sono diventati un problema e ora gli scienziati suggeriscono di sterminarli per proteggere l’ecosistema

Gli ippopotami, fatti arrivare circa 30 anni fa dal narcotrafficante Pablo Escobar, non essendo una specie endemica colombiana rappresentano una minaccia per la biodiversità della regione.

Sono passati quasi tre decenni da quando il narcotrafficante Pablo Escobar è morto, ma ancora si sente la sua influenza nel paese colombiano. Questa volta si tratta di un traffico illegale diverso dalla droga, quello degli animali. Quattro ippopotami, portati in Colombia per far parte del suo zoo privato nella Hacienda Nápoles, si sono adattati e riprodotti con un tale successo che c’è grande preoccupazione per il loro impatto ambientale e la sicurezza umana.

Secondo lo studio pubblicato a gennaio nella rivista Biological Conservation, nel 2020 la popolazione di ippopotami in quest’area è cresciuta fino a 141 esemplari. Se il tasso di accoppiamento viene mantenuto, entro il 2040 ci sarebbero circa 1.500 esemplari nel paese, il che rappresenta un pericolo latente per la conservazione dell’ecosistema. Esempi di questo scenario potrebbero essere la trasmissione di malattie che colpirebbero le specie locali come lamantini e lontre, o il loro impatto sui livelli di ossigeno nell’acqua che si ripercuoterebbe negativamente sui pesci e sulle altre specie della zona.

Per risolvere il problema, gli autori dello studio hanno considerato la possibilità di sterilizzare la popolazione esistente, ma affermano che una tale misura rallenterebbe solo il tasso di riproduzione degli animali e che a lungo termine le conseguenze sarebbero le stesse. Per questo la soluzione raccomandata alle autorità, consapevoli della presenza di molti gruppi che si opporranno a questo enorme sacrificio, è quella di sopprimere gli ippopotami in modo da evitare in tempo i futuri effetti negativi. Ad opporsi a questa ipotesi, oltre ad una parte di scienziati e agli amanti degli animali, c’è anche la popolazione locale che ama vederli tutti i giorni, così come i tour operator che li propongono come attrazione nei loro pacchetti.

Sebbene sia stato Escobar a portare illegalmente gli ippopotami, anche le autorità hanno la loro responsabilità avendoli liberati dopo la morte del narcotrafficante. Per ora “gli ippopotami di Pablo Escobar” possono continuare a passeggiare liberamente per le zone umide del nord di Bogotà, con la speranza che venga trovata una soluzione che consideri il benessere di tutte le specie, ippopotami compresi.

Quanto sarebbe difficile spostarli nel loro habitat naturale? Resisterebbero al cambio di ecosistema? Non possono essere gli animali a pagare le conseguenze del capriccio di un criminale.

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Comunicatrice sociale specializzata in giornalismo ambientale e terzo settore, un master in Comunicazione Ambientale e uno in Innovazione Sociale. In greenMe ha trovato il suo habitat ideale.
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