Verso un mondo senza uccelli: negli ultimi decenni scomparsa fino alla metà dei volatili più comuni

Passerotto su un girasole

Nell’ultimo mezzo secolo il numero di uccelli presente in Europa, Canada e negli Stati Uniti è diminuito di 3 miliardi, con una perdita di esemplari pari al 29%.

A mostrare come i cieli del Nord America, ma anche quelli d’Europa  si stiano svuotando sono i risultati di un’analisi pubblicata ieri sulla rivista Science.

Gli autori dello studio hanno esaminato i dati relativi a 529 specie di uccelli, pari a oltre il 90% dell’intera popolazione di uccelli della zona, attingendo ai censimenti effettuati negli ultimi decenni dal North American Breeding Bird Survey, dall’International Shorebird Survey e dal Christmas Bird Count di Audubon.

Gli scienziati si aspettavano che nel corso delle ultime decadi fossero diminuite le popolazioni delle specie più rare, ma che tali perdite fossero compensate dall’aumento di esemplari comuni tra cui rientrano passeri, fringuelli, pettirossi e merli, più resistenti rispetto alle specie rare.

In realtà il team di ricercatori ha scoperto che tra le 31 specie di uccelli più comuni dal 1970 sono scomparsi 700milioni di adulti, registrando una perdita di esemplari pari al 53%,

“Quando perdi una specie comune, l’impatto è molto più grave sull’ecosistema”, ha commentato Gerardo Ceballos, ecologo e biologo della conservazione presso la National Autonomous University of Mexico .

Le specie di uccelli comuni sono infatti vitali per gli ecosistemi, poiché controllano i parassiti, impollinano i fiori, diffondono i semi e aiutano la rigenerazione delle foreste.

La perdita di un passero non riceve la stessa attenzione della perdita di un’aquila, ma il suo impatto è molto maggiore e quando questi uccelli scompaiono, tutto l’ecosistema ne risente in modo drammatico.

Le cause del drammatico declino

Le cause della scomparsa di così tanti esemplari a un ritmo scioccante sono diverse. Una tra le principali è sicuramente la perdita di habitat provocata dai cambiamenti climatici e dalle attività umane, che determina una diminuzione di risorse alimentari per gli uccelli.

A questo si aggiunge l’uso di pesticidi: i tossicologi hanno infatti sottolineato come la presenza di pesticidi anche a basse dosi possa determinare la perdita di peso dei passeri, ritardando la loro migrazione e diminuendo così le possibilità di sopravvivere e riprodursi.

Oltre a queste, potrebbero esistere anche altre motivazioni alla base della scomparsa delle specie di uccelli comuni, non ancora note agli scienziati.

Quello che invece è noto è che gli stormi di uccelli hanno dimensioni sempre minori e questo deve rappresentare un campanello d’allarme.

Secondo gli autori dello studio potrebbe essere molto difficile fermare il declino di tutte le specie di uccelli, ma c’è la speranza di stabilizzare le popolazioni attualmente esistenti.

In passato erano state registrate perdite consistenti tra aquile e altri rapaci provocate dall’uso del DDT: da quando l’uso dell’insetticida è stato proibito, la popolazione di questi uccelli è cresciuta, segno che rimuovendo la causa del declino di una specie è possibile fermare anche il declino stesso..

Il declino in Europa

La scomparsa degli uccelli non è un fenomeno esclusivamente americano: nel 2014 anche i ricercatori europei avevano pubblicato dati comparativamente simili. In quella ricerca iniziata nel 1980 e terminata nel 2010, la popolazione di uccelli europei era stata ridotta di 400 milioni rispetto ai 2000 stimati. Oltre alla gamma temporale inferiore, questo studio era limitato a 144 specie “comuni”, ma la tendenza viene confermata anche dall’ultimo rapporto (con dati fino al 2016) del Piano paneuropeo per il monitoraggio degli uccelli comuni (PCBMS) in cui si evidenzia come un terzo delle specie sia in declino.

Secondo i ricercatori è indispensabile intervenire per stabilizzare le popolazioni di uccelli fermando la perdita di habitat e regolamentando l’uso di pesticidi in agricoltura

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