Era la più grande cascata dell’Ecuador e ora è ufficialmente scomparsa

La cascata di San Rafael era la più grande dell’Ecuador nella riserva ecologica di Cayambe Coca, ma adesso non esiste più. Ogni anno attirava migliaia di persone, ora l’acqua non precipita più. E le ipotesi sul perché rimangono ancora oscure. C’è un’indagine in corso: alcuni geologi pensano si tratti di un fenomeno naturale, altri pensano che la scomparsa sia legata alla centrale idroelettrica vicina.

Imponente e maestosa con i suoi 150 metri di caduta dell’acqua, la cascata di San Rafael, al confine tra le province di Napo e Sucumbíos, tra la catena montuosa andina e la regione amazzonica, alla confluenza dei fiumi Quijos e Salado è adesso sparita e infatti non compare neanche più sul sito ufficiale dell’Ecuador che la sponsorizzava come attrazione turistica.

“La cascata è scomparsa. Ha smesso di scorrere il 2 febbraio 2020”, spiega la Nasa mostrando le foto del paesaggio prima e dopo.

cascata san rafael

©Osservatorio della Terra della NASA di Lauren Dauphin

L’iconica cascata è stata sostiuita da tre flussi che non permettono più all’acqua di arrivare fino alla fine della rupe e creare un gioco spettacolare. Queste nuove cascate, secondo Alfredo Carrasco, geologo ed ex segretario di Natural Capital, provocano un processo di “erosione regressiva”, innescando un fiume a monte, che cambierà la morfologia della valle. Carrasco afferma che tra 30 e 50 anni queste nuove cascate potrebbero essere più alte di tre o cinque chilometri.

Gli esperti del Ministero dell’Ambiente (MOE) in Ecuador confermano che l’evento si sia verificato a febbraio, ma sul perché sono ancora in corso le indagini. Vi è una certa discrepanza rispetto al fatto che il tutto sia dovuto a un fenomeno naturale o che abbia influito la costruzione di una centrale idroelettrica vicino al fiume inaugurata nel 2016.

Ecco com’era la cascata di San Rafael:

 

Ci sono poi altre ipotesi. La zona è sismica e vulcanica.  “Ci sono molti terremoti piuttosto intensi qui. Nel marzo 1987 ne è apparso uno molto forte che ha causato enormi danni al oleodotto trans-ecuadoriano che passa proprio qui “, dice ancora Carrasco. “Quell’anno ho avuto l’opportunità di valutare l’impatto del terremoto in quella zona. Ci sono state inondazioni fino a 20 metri sopra il livello della valle dove passa il fiume”.

Emilio Cobo, coordinatore del Programma per l’Acqua del Sud America presso l’International Union for the Conservation of Nature (IUCN), teme che il ministero dell’Ambiente non possa riferire definitivamente su ciò che è accaduto a San Rafael.

PRIMA

cascata san rafael

©Mae Ecuador

DOPO

cascata san rafael

©Mae Ecuador

“Deve essere molto difficile misurare ciò che è accaduto non sono sicuro che il ministero abbia la capacità di investigarlo”.

Secondo quanto riporta la testata Mongabay, per Cobo è molto importante sapere se l’erosione nell’area è stata monitorata prima e dopo la costruzione della centrale idroelettrica di Coca Codo Sinclair, una delle più grandi del paese.

Il serbatoio di diversione della Coca Codo Sinclair si trova a circa 20 chilometri a monte della cascata di San Rafael. Questa è una delle otto centrali idroelettriche costruite da società cinesi o finanziate da banche cinesi in Ecuador, parte del piano di trasformazione della sua matrice elettrica che finora è dipeso principalmente da centrali termoelettriche alimentate a carbone.
Il lavoro, costruito da Sinohydro e finanziato da China EximBank, ha avuto problemi con sovraccarichi di costi, scioperi dei lavoratori e incidenti come il crollo del 2014 di un pozzo di pressione che ha causato la morte di 14 lavoratori. È stato inaugurato nel 2016, quattro anni dopo il previsto.

Secondo Emilio Cobo, la centrale idroelettrica è comunque indirettamente collegata al crollo di San Rafael.
“L’impianto di Coca Codo Sinclair non si trova sul fiume, ma il serbatoio di diversione ha un sistema di trappole di sabbia che rimuovono i sedimenti per non comprometterne il funzionamento. Quando un fiume perde sedimenti, l’acqua aumenta la sua capacità erosiva. In genere grandi bacini e dighe intrappolano più del 90%, e talvolta del 100%, del sedimento in arrivo”, afferma Cobo.

Indipendentemente dalla causa, scrive la Nasa, il ministero del turismo dell’Ecuador non prevede di ricostruire il letto del fiume o ripristinare la cascata San Rafael e adesso si temono conseguenze della mancanza di acqua a valle della cascata per le attività produttive, ma anche per la biodiversità e le specie selvatiche. La cascata è ora parte della storia.

Fonti: Nasa/Mongabay/ Ministero ambiente Ecuador

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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